Mozione di solidarietà del CPN di Sinistra Anticapitalista con la contestazione della ministra Roccella al Salone del libro

Esprimiamo la nostra piena solidarietà alle compagne e ai compagni di Non Una di Meno e di Extinction Rebellion che nei giorni scorsi hanno contestato la ministra antiabortista Roccella al Salone del Libro di Torino ricordandole che l’aborto, definito dalla ministra in altra occasione “il lato oscuro della maternità”, è invece un diritto sancito dalla Legge 194/78. Subito si è levato un coro mediatico contro la “violenza” di chi ha contestato, che non avrebbe permesso alla ministra di parlare ed è stato invocato il diritto di espressione per la ministra. 

Vogliamo sottolineare che invece sono proprio le forme di dissenso dal basso contro le politiche del governo a non avere voce e che questo stravolgimento della narrazione serve soprattutto a eludere le questioni poste. 

Il diritto all’aborto viene spesso negato principalmente a causa della imponente presenza di personale “obiettore di coscienza”, della presenza delle associazioni antiabortiste nei consultori e nelle strutture sanitarie e del sistematico smantellamento del Servizio Sanitario Nazionale.

In Italia la media dell’obiezione di coscienza si aggira intorno al 70%, con molte regioni che si pongono tra l’80 e il 90% e con molte strutture che arrivano al 100%, mentre le associazioni “pro-vita” vengono finanziate lautamente, come in Piemonte, dove il Consiglio Regionale quest’anno ha messo in bilancio 1 milione di euro (erano 460 mila per il 2022) per finanziare il Fondo Vita Nascente.

La narrazione tossica della Meloni e di tutto il suo governo straparla di maternità in una visione delle donne come mero strumento di riproduzione al servizio di dio patria famiglia, mentre nega categoricamente l’autodeterminazione delle donne e delle persone LGBTQ*IA.

I ministri del governo farneticano di presunte sostituzioni etniche da parte delle persone migranti che nella “fortezza Europa” cercano una via di sopravvivenza e una via di fuga da guerre, persecuzioni e catastrofiche conseguenze della crisi climatica.

Nel frattempo viene aumentata la precarietà del lavoro, tagliati i servizi, a cominciare dalla scuola e dalla sanità, e criminalizzata ogni forma di dissenso collettivo o modi di essere non conformi agli stereotipi patriarcali, come dimostra non solo il terribile episodio della donna trans manganellata a Milano, a cui va la nostra solidarietà, ma anche la repressione delle giovani e dei giovani che hanno manifestato a Palermo contro le mafie, superando la visione legalitaria borghese. 

Occorre una grande mobilitazione, che coinvolga ampi settori sociali, che faccia convergere le istanze dei movimenti femministi e transfemministi per l’autodeterminazione delle donne e delle persone LGBTQ*IA, con quelle della classe lavoratrice, dei movimenti studenteschi,  per la giustizia climatica e sociale. Solo in questo modo si possono contrastare le politiche familiste, omolesbotransfobiche, razziste, padronali e antioperaie di questo governo.

Approvato a larga maggioranza nella riunione del 28 maggio con tre astensioni