Regionali 2023, un voto per Unione Popolare sia nel Lazio che in Lombardia
Il 12 e 13 febbraio si vota per l’elezione dei Consigli Regionali e dei Presidenti in due regioni italiane, Lombardia e Lazio. Il Quasi 8 milioni di aventi diritto in Lombardia e poco meno di 5 milioni nel Lazio. Un test politico ed elettorale molto significativo. L’indicazione di voto di Sinistra Anticapitalista per Unione Popolare ★
Il 12 e 13 febbraio si vota per l’elezione dei Consigli Regionali e dei Presidenti in due regioni italiane, la Lombardia e il Lazio. Il corpo elettorale coinvolto è molto ampio, quasi 8 milioni di aventi diritto in Lombardia e poco meno di 5 milioni nel Lazio. Un test politico ed elettorale molto significativo tenendo conto dell’importanza economica e sociale delle due regioni.
E’ stata una campagna elettorale molto scontata (almeno all’apparenza) che si avvia al termine sia nel Lazio che in Lombardia senza scossoni, nel vivo di un contesto sociale stremato dalle crisi – economica, pandemica, energetica, climatica e democratica – senza spazi di conflittualità all’altezza del livello di scontro e sui quali, peraltro, penzola la spada di Damocle degli strumenti repressivi mesi in atto dai passati governi e da quello attuale.
In Lombardia sembra scontata la riconferma al Pirellone della Giunta Fontana mentre nel Lazio il pronostico è di alternanza, alla guida della Pisana (sede del Consiglio), tra centrosinistra e centrodestra. Entrambi gli scenari non produrranno comunque un miglioramento delle condizioni di vita dei settori più fragili della popolazione di quelle Regioni.
Il piano delle borghesie, qualunque sia lo schieramento su cui puntano per governare due Regioni particolarmente importante è quello di scaricare verso il basso il costo delle crisi e creare le condizioni per un attacco ancora più deciso a quel che resta del welfare e per operare scelte drastiche, sul piano dell’estrazione di profitto dalla natura e dalle lavoratrici e lavoratori.
Ancora una volta, settori non secondari di sinistra cosiddetta radicale hanno scelto di confermare la funzione “ornamentale” e opportunista che fu di Sel e poi dei suoi eredi per schierarsi con il Pd che, a sua volta, non ha sciolto il nodo del rapporto con gli ultraliberisti di Renzi e Calenda. Infatti, se in Lombardia il Pd corre sia contro Fontana che contro Moratti (candidata dal Terzo Polo), nel Lazio Azione e Italia Viva sono parte della coalizione che sostiene D’Amato, assessore uscente alla Sanità, contraddistintosi per un’ulteriore torsione a favore dei privati della gestione della salute pubblica.
Specularmente, se il Movimento 5Stelle in Lombardia corre con il Pd, nel Lazio gioca una partita diversa sulla scia del restyling di Conte che dalle politiche scorse ha deciso di collocare a sinistra il logo di Grillo e Casaleggio. Nel caso laziale, la coalizione Sinistra Italiana-Europa Verde è dilaniata tra chi è rimasto nell’orbita del Pd e chi è transitato nell’orbita di Conte con la lista Polo Progressista promossa da Fassina.
Sullo sfondo, lo scontro tra Pd e 5Stelle per l’egemonia dell’opposizione al governo Meloni ma in piena continuità di entrambi con l’impostazione liberista, estrattivista, energivora e repressiva che ha caratterizzato i governi nazionali e regionali che Pd e M5S hanno guidato.
Una tenzone che non ci appassiona e non appassiona le classi popolari nelle Regioni dove si voterà il prossimo week end. Il richiamo al “voto utile contro le destre” risulta quanto mai ipocrita da parte di queste due forze politiche, che hanno scelto di presentarsi divise nel Lazio, rendendo certa la consegna della guida della regione alla coalizione delle forze reazionarie guidate dal candidato presidente Francesco Rocca, voluto dalla Meloni.

Sinistra Anticapitalista non è quindi interna a qualsiasi delle coalizioni in lizza ed anche ha scelto di non presentare proprie/i candidate/i in alcuna lista. La nostra indicazione di voto va però a Unione Popolare che, al di là dei suoi limiti politici è l’unica lista con candidature e programmi sensibili ai bisogni di lavoratori e lavoratrici, marcatamente antiliberisti e anticapitalisti, e con l’internità ai movimenti sociali. L’unica lista da cui potrebbe provenire un’opposizione in consiglio regionale alle politiche iperliberiste degli altri schieramenti.
Al di là del risultato elettorale, solo la conflittualità sociale, la convergenza delle lotte, la costruzione di spazi democratici di discussione e azione potranno ricostruire una prospettiva di emancipazione, e quindi anche di rappresentanza, per le classi popolari. E’ su questo terreno fondamentale che tutte le forze di classe e anticapitaliste sono chiamate a confrontarsi con spirito unitario e volontà di individuare gli orientamenti politici e le pratiche di organizzazione e di mobilitazione più efficaci per reggere l’attacco congiunto delle forze padronali e del governo delle destre tenendo aperta la strada dell’alternativa al sistema capitalista.