Un ricordo di Cristiano Dan
Un articolo sul quotidiano Libertà di oggi ci parla degli anni giovanili piacentini di Cristiano Dan, che abbiamo commemorato oggi al cimitero di Lambrate con le bellissime parole dello scrittore e amico Dante Liano e con un grande abbraccio alla sua compagna Alice. Una vita non è mai facile da ricostruire. Questo il mio ricordo:
Ho conosciuto Cristiano Dan alla fine degli anni ‘60, attraverso un gruppo di militanti come Antonio Moscato, Titti Pierini, Livio Maitan, Lidia Cirillo, Edgardo Pellegrini, Franco Turigliatto, Elettra Deiana e altre e altri che partecipavano ai Gruppi Comunisti Rivoluzionari, l’allora sezione della IV Internazionale. E fu il seminario a casa di Antonio e Titti a Rocca di Papa che portò noi più giovani a ricostituire il collettivo dei GCR a Milano attorno a un altro compagno storico, Silvio Paolicchi, proveniente da Pisa, a Sergio D’Amia e appunto a Cristiano Dan che proveniva da Piacenza, dove aveva militato nel Psiup, a cui per un breve periodo avevo aderito anch’io.
Anzi, proprio a Piacenza si fece una riuscita iniziativa a un anno dalla strage di piazza Fontana, organizzata da Cristiano, con relatrice Luciana Castellina da poco radiata dal PCI.
Abbiamo attraversato insieme tutta la stagione dei ’70 delle lotte operaie e studentesche e lui che lavorava al gruppo periodici del Corriere della sera partecipò alle iniziative sindacali del settore editoriali, che aveva un perno nel CdF Mondadori dove militava un altro nostro compagno, Davide Danti.
Ma è a Cristiano che dobbiamo un grosso contributo per il lavoro studentesco in particolare sulle scuole della zona Venezia-Loreto (dove c’erano il Volta, che era stata la mia scuola, il Carducci e il Settembrini professionale). In questa zona è da annoverare un’iniziativa dei collettivi nel 1977 con uno o due ragazzi dell’allora sconosciuto Fronte sandinista, organizzata da Cristiano, che conduceva uno studio scrupolosissimo di molte realtà internazionali, con un particolare riguardo per l’America latina.
Infatti, dopo un periodo di difficoltà politiche della sezione e dell’estrema sinistra italiana (ricordo lo scioglimento di Lotta Continua, le dinamiche dei gruppi armati, la sconfitta alla Fiat, ecc), mi ricordo che andai a trovarlo di fronte all’opportunità di dar vita a una rivista di riflessione sulla rivoluzione in Centroamerica, per far conoscere senza infatuazioni i reali processi in corso dopo la vittoria sandinista in Nicaragua, l’ascesa del movimento in Salvador e la persistenza della lotta rivoluzionaria più lunga, quella in Guatemala, che Cristiano seguiva da sempre e che, insieme a un professore militante di quel paese, Dante Liano, l’aveva portato a dar vita al Comitato Guatemala. Se c’è Cristiano, mi dissi, si fa. Senza, no di sicuro.
Era il 1984 e molti di noi milanesi eravamo coinvolti nel movimento di solidarietà con questi tre paesi ed eravamo reduci da due mesi di brigate di lavoro in Nicaragua. Con Cristiano bastò una breve chiacchiera per partire con “Quetzal, perla liberazione del Centroamerica”, in cui confluiva il bollettino America Centrale Notizie, prodotto a Padova da Mariella Tornago. Con lei, Cristiano, Roberto Firenze, Cecilia Gosso, Giò Palazzo, Tullio Quaianni, Nicoletta Manuzzato, Gabriela Giovilli, Mauro Castagnaro, Nadia De Mond, Mariella Fornasier, Maria Teresa Messidoro, Tiziano Stradoni (molti avrebbero voluto essere qui oggi e chi ha potuto c’è!) si costituì il primo nucleo di redazione, a cui si aggiunsero poi altre compagne e compagni, tra cui Giuliano Naria, Annamaria Umbrello e altr* ancora, con collaboratori d’eccezione come Luisa Morgantini e Xavier Gorostiaga.
Non fu mai definito un redattore capo, non ne avevamo l’abitudine, ma Cristiano ebbe da sempre quel ruolo che sapeva ricoprire benissimo. Oltre a contribuire all’elaborazione più importante di tutte e tutti noi per far vivere per dieci anni quella pubblicazione, tutto sommato con un buon livello politico che ancora oggi molti ricordano.
La rivista cessò nel 1994, con l’insurrezione zapatista, dopo che – conclusasi la parabola del processo centroamericano (sconfitta elettorale sandinista e chiusura con gli accordi in Salvador e Guatemala) – si stava valutando se e come continuare con uno sguardo più ampio su tutta l’America latina. Si cambiò infatti anche il sottotitolo della rivista, ma l’impresa sarebbe stata di ben altra natura e anche i comitati di solidarietà che costituivano un veicolo importante per la stessa diffusione della rivista si erano ridotti di forze o anche sciolti. E così si decise di chiudere, passando il testimone all’altro mondo possibile che dal Chiapas avrebbe aperto la strada al movimento altermondialista. Non lo sapevamo, ma così è stato.
E fu da allora che ci riperdemmo di vista, perché Cristiano, diversamente da molti di quel collettivo che continuammo a militare dopo i GCR-LCR in Democrazia Proletaria e Rifondazione Comunista, non aderì più a gruppi politici, anche se continuò a collaborare alle pubblicazioni dell’area, Bandiera Rossa e la rivista Critica comunista, e alla scrittura di molti articoli di carattere politico, storico e internazionale. Sempre con un’attenzione e una profondità che l’avevano caratterizzato e reso un punto di riferimento importante per noi. Ciao amico e compagno!
