Il nostro compagno Alain Krivine è morto, le sue lotte continuano

NPA ha annunciato la morte di Alain Krivine, dirigente della Quarta Internazionale e figura di spicco della politica francese dal maggio 68 in poi.

Alain Krivine, nostro compagno francese, protagonista del maggio francese del ’68, è morto sabato 12 marzo 2022 a Parigi, all’età di 80 anni. Così ne ha annunciato la scomparsa il sito del suo partito:

Il nostro compagno Alain Krivine ci ha lasciato oggi, all’età di 80 anni. Noi, compagni dell’NPA, ci uniamo al dolore della sua famiglia, dei suoi cari e di tutti coloro che si sono riconosciuti nelle lotte che ha condotto.

Per più di 65 anni, Alain è stato un attivista instancabile, presente in tutte le lotte contro le devastazioni del sistema capitalista, contro le ingiustizie, per l’emancipazione.

Militante espulso dal PCF, fondatore e leader del JCR, del LCR e poi dell’NPA, leader della Quarta Internazionale, Alain non ha mai rinnegato il suo impegno giovanile. È stato, per intere generazioni di attivisti, un modello di costanza, una risorsa inesauribile, un compagno esemplare.

Ricorderemo la sua abnegazione, il suo calore e il suo umorismo. Fino alla fine della sua vita, Alain non si è arreso e non ha ceduto alla pressione del “Ti passerà con l’età” (Ça te passera avec l’âge).

Nei prossimi giorni, comunicheremo gli omaggi che saranno organizzati e torneremo a lungo sulla vita e le lotte di Alain.

Ciao, vecchio mio, e grazie di tutto. Continuiamo a lottare!

Come ha scritto Le Monde, Alain Krivine, esponente di spicco della Lega Comunista Rivoluzionaria francese, ha attraversato più di mezzo secolo di vita politica senza mai discostarsi dalla convinzione che “la rivoluzione è possibile”.

Per ricordarlo, ci associamo alla Biblioteca Livio Maitan invitandovi alla lettura di una dichiarazione pronunciata da Krivine alla fine del meeting di Parigi del 4 e 5 dicembre 2000 (organizzato dalla Ligue Communiste Révolutionnaire) e pubblicata sulle pagine di Bandiera Rossa n° 5 del gennaio 2001.


Per un mutamento radicale di politica, di prospettiva e di società

In dieci anni l’Unione europea (Ue) ha dimostrato a qual punto sia antisociale e antidemocratica, sia una macchina da guerra contro le classi operaie e popolari in Europa e nel mondo. E disperatamente carente di appoggio popolare e di legittimità politica. Lo ha dimostrato di recente il no danese al referendum. Lo dimostrano le lotte sociali europee che si scontrano frontalmente alla politica neo-liberista. Lo dimostra la resistenza crescente all’impatto della globalizzazione capitalista, incarnato dal Fmi e dall’ Omc. La responsabilità politica di tutto questo incombe ai nostri governi …

Noi, partiti anticapitalisti di Europa, lottiamo contro l’Ue, le sue istituzioni e la sua politica. Siamo a favore di un’altra Europa, sociale, democratica, pacifica e solidale, di una società socialista democratica.

Lottiamo per un mutamento radicale di politica, di prospettiva e di società. E per cominciare lottiamo per arrestare la macchina infernale rappresentata dall’Ue. AI Consiglio dei ministri europei, alla Conferenza intergovernativa, all’autocrazia galoppante diciamo: ora basta!

Nizza dovrà aprire una nuova fase della storia europea, mentre la Ue si presenta ormai come una potenza imperialista che intende far valere i suoi interessi dovunque nel mondo. Questo cambiamento è stato deciso in linea di principio in seguito alla guerra nei Balcani; ora si sta passando alle decisioni pratiche. Abbiamo sempre combattuto il militarismo nei nostri paesi e la Nato, faremo lo steso contro l’ascesa della potenza militare dell’Europa…

L’Ue cerca di annettersi i paesi dell’Europa orientale come mercato, sottomettendoli alle “acquisizioni” comunitarie.

Per noi l’Europa va al di là dell’Ue. Siamo per l’unificazione del continente, ma sulla base della solidarietà operaia e della cooperazione. Tendiamo la mano a tutti i popoli europei per una lotta comune contro la politica e le istituzioni dell’Ue. Siamo per la libera circolazione delle persone e dunque per il libero ingresso degli immigrati e per il loro pieno diritto di cittadinanza nell’Unione…

L’Ue assume un ruolo attivo nell’Omc e si impegna in una accresciuta concorrenza con gli Stati uniti, il Giappone e i paesi del Terzo Mondo…

Deve essere chiaro che la nostra lotta contro l’Ue fa parte della resistenza crescente, a partire da Seattle, contro la globalizzazione capitalista, e della solidarietà internazionalista con tutti gli oppressi e gli sfruttati e tutte le sfruttate e le oppresse…

La riforma delle istituzioni dell’Ue mira alla costituzione di un “direttorio” composto dai tre “grandi”: Francia, Germania e Gran Bretagna. Respingiamo questa “riforma” antidemocratica che tende solo a rafforzare il peso del potere esecutivo…

La Carta dei diritti fondamentali che è stata preparata rappresenta una regressione rispetto a tutti i diritti conquistati dal movimento operaio da 150 anni a questa parte: il diritto al lavoro è sostituito dalla “libertà” di lavorare in qualsiasi condizione; il diritto a un salario decente e a un reddito che permetta di vivere è sostituito dall’assistenza sociale e dalla filantropia. Il diritto di sciopero non è riconosciuto sul piano europeo.

E questa Carta rischia di avere forza di legge, di avere un valore obbligatorio, di prevalere sulle leggi nazionali. La Commissione avrebbe il diritto di sorvegliare l’applicazione e di intervenire. La Corte di giustizia deciderebbe sulle controversie. Ecco un poderoso strumento in mano ai padroni e ai governi di tutti i paesi dell’Unione…

Lottiamo in ciascuno dei nostri paesi e tutti insieme in Europa per un rovesciamento della politica neo-liberista e per il principio: i bisogni sociali prima del profitto! Per ciascuno e ciascuna di noi questo significa: diritto a una occupazione a pieno tempo e stabile, salario decente, reddito sostitutivo che consenta di vivere (in caso di disoccupazione, di malattia, di invalidità e in età pensionistica), diritto all’alloggio, diritto all’istruzione e alla formazione professionale, a una assistenza sanitaria di qualità. Ciò implica un nuovo sviluppo massiccio dei servizi pubblici, una ristrutturazione del bilancio statale, una radicale ridistribuzione di ricchezza dal capitale verso il lavoro e, a questo scopo, tutte le misure anticapitalistiche necessarie per sostituire la proprietà privata con la proprietà sociale.

Alain Krivine