Ma lo sapete quanto guadagna un eroe?

A proposito delle sconcezze di Boeri, Cacciari e Ichino conto i lavoratori pubblici che hanno osato scioperare / [Eliana Como]

Dopo aver parlato di Riders, Black Friday e smartworking, oggi torno a scrivere in italiano: nessun termine straniero, ve lo prometto. Il tema è il settore pubblico, che il 9 dicembre ha scioperato: sono i dipendenti della sanità, degli enti locali, dei ministeri, della giustizia, delle carceri, dei servizi sociali, di ispettorato del lavoro e di manutenzione del territorio, degli asili, delle biblioteche e via dicendo… un lungo elenco di servizi essenziali.

Lo sciopero, indetto da Cgil Cisl Uil del settore, è stato proprio uno sciopero giusto. Anzi, tutti gli scioperi sono giusti, questo è stato qualcosa di più: è stato proprio uno sciopero di dignità. Lo sciopero di chi ha provato in questi mesi, in condizioni impossibili, a dare dignità al paese intero. E ora ne chiede un po’ per sé.

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Lo sciopero di lavoratori e lavoratrici che in questi mesi hanno affrontato il covid con responsabilità e turni massacranti, all’inizio a mani nude, in una situazione a volte disperata, a causa dei continui tagli alla sanità, allo stato sociale, ai presidi di assistenza sul territorio. Situazione che è cascata addosso prima di tutto proprio a loro, in particolare nella sanità, inaspettatamente a marzo ma poi di nuovo a ottobre, a causa della irresponsabilità con cui si è arrivati totalmente impreparati alla seconda ondata. Con il loro lavoro hanno sopperito, come potevano, ai guasti di decenni di cattiva politica. Pagando un prezzo che nessuno merita: con decine di migliaia di contagi e centinaia di morti tra i lavoratori e le lavoratrici della sanità.

Soprattutto in Lombardia, la regione in cui vivo che della sua sanità si faceva vanto, salvo poi vederla crollare miseramente sotto i colpi del covid, perché si è scoperto che per far guadagnare i privati, nei decenni, le amministrazioni regionali avevano via via dirottato risorse pubbliche al privato, svuotando tutto ciò che non produceva immediato profitto, compresi letti di terapia intensiva e medici di base. Ragione per cui in pochi giorni a marzo i grandi ospedali sono crollati mentre la gente da casa chiedeva disperatamente bombole di ossigeno, mascherine e tamponi, all’epoca, erano inesistenti.

Hanno lavorato per tutto il paese, hanno rischiato la vita per tutto il paese e ora hanno anche scioperato per tutto il paese. Perché oltre che per il loro contratto nazionale, scaduto da due anni, hanno scioperato contro la precarietà, per avere assunzioni dopo anni di blocco del turn over, per lavorare in condizioni di maggiore sicurezza e quindi offrire un servizio migliore. Hanno scioperato perché lo stato sociale ha bisogno di investimenti, a partire dalla sanità

Ecco perché è stato proprio uno sciopero giusto. Casomai il sindacato doveva proclamarlo prima.  Oppure, meglio ancora, chiamare tutto il mondo del lavoro a scioperare con loro. Sarebbe stata una occasione grandiosa per sostenerli, per protestare tutti contro la legge di bilancio e per intrecciare la loro vertenza con quelle delle altre categorie del privato. Invece, ahimè, clamorosamente, non ha scioperato, nemmeno la scuola, che è settore pubblico a tutti gli effetti e che soffre la stessa identica carenza di investimenti e di risorse.

Avremmo dovuto scioperare tutti anche per dare una risposta all’altezza degli attacchi meschini che hanno accompagnato questo sciopero facendolo passare come l’irresponsabile iniziativa dei “lazzaroni scansafatiche” che si lamentano mentre il paese è in emergenza. Attacchi a cui tutto il sindacato doveva, credo, rispondere di più e meglio.

Una delle prime a intervenire è stata la Ministra della PA, che si è detta attonita per questo sciopero, nonostante sia lei stessa che da un anno che rifiuta di incontrare i sindacati: ma come? I pubblici a stipendio pieno e posto fisso trovano pure il coraggio di lamentarsi e proclamare sciopero!

Poi si sono accodati Cacciari, Boeri e Ichino, che dopo aver detto che la maggior parte degli statali in smartworking è stata “in vacanza”, ha altrettanto candidamente parlato di “letargo dell’amministrazione pubblica”. La sintesi di tutti gli attacchi, comunque, l’ha fatta efficacemente un titolo del Foglio “Togliere al pubblico per dare al privato: ecco la vera unità nazionale”.

La solita trita e ritrita propaganda per dividere i lavoratori. Propaganda che però nella vulgata collettiva fa anche presa, purtroppo. Per questo il sindacato dovrebbe rispondere di più e meglio. Non soltanto difendendosi e smontando i luoghi comuni ma anche contrattaccando.

Iniziamo dai luoghi comuni. Ci sono troppi lavoratori e lavoratrici nel settore pubblico italiano.

Allora, sono poco più di 3 milioni. Cioè il 14% della forza lavoro, sotto la media europea (16%) e al quartultimo posto tra i principali paesi europei. La realtà a me pare, piuttosto, che in questi decenni siano stati via via privatizzati pezzi importanti del servizio pubblico, anche essenziali, come, per esempio, parte dell’igiene ambientale e della manutenzione del territorio, ma anche dell’assistenza sociale. Contribuendo a peggiorare le condizioni di lavoro ma anche il servizio agli utenti purtroppo.

Poi, secondo luogo comune. I lavoratori pubblici guadagnano tanto.

Sapete mediamente quanto guadagna un infermiere? Quelli che fanno i turni, lavorano la notte, salvano vite in trincea e qualche mese fa venivano chiamati eroi? Da 1922 euro lordi al mese fino a 2332 a seconda del livello. Parlo di valori lordi, perché sono gli unici che si possono confrontare seriamente, quelli netti, dipendono da troppe variabili. Ovviamente ai valori lordi che vi dico dovete togliere varie centinaia di euro di tasse e contributi, a seconda di quanti sono i carichi familiari. Tanto per dare una misura, per quanto molto approssimativa (e vi prego di prenderla con le pinze), ho chiesto a un infermiere di mandarmi la sua busta paga del mese scorso. Ha guadagnato un netto di 1450 euro. Non tantissimo, vedete, come stipendio da eroe supereroe.  

Lo stipendio di un impiegato comunale invece parte da 1695 euro lordi al mese. Un insegnante della materna o delle elementari inizia con 1678 (per i primi 8 anni di anzianità), poi via via aumenta negli anni. Ma anche a fine carriera, credetemi, non si è arricchito.

Davvero, vi sembrano cifre da privilegiati?

Certo, se guardo il settore privato, i salari medi sono più bassi. Vediamo.

Partiamo dal settore chimico farmaceutico che è uno dei settori con i salari meno bassi, perché in questi anni bene o male, ha rinnovato i contratti alla scadenza, in cambio, va detto, di deroghe e massicce dosi di flessibilità degli orari, quindi a discapito della condizione di lavoro: un operaio generico del settore, di livello medio basso guadagna mediamente 1860 euro, poi via via aumenta con i livelli l’anzianità e tutto il resto.

Una operaia tessile guadagna già molto meno: al 3° livello 1752 sempre lordi, ma le operaie del settore sono quasi tutte di 2° purtroppo, quindi il grosso della categoria guadagna meno.

Un magazziniere della logistica, ne guadagna invece 1550, un autista normale 1650.

Un metalmeccanico, con gli aumenti del contratto praticamente bloccati da tanti anni mediamente va dai 1600 euro di un 3° livello, l’operaio generico, fino a 1819 al 5°, l’operaio specializzato. Gli impiegati mediamente sono tra il 6° e il 7° e difficilmente un operaio supera il 5 livello, diciamo pure mai. Quindi, sempre approssimativamente (sempre da prendere con le pinze), l’operaio base, di 3 livello, che quello maggiormente diffuso in gran parte della manifattura tradizionale, se non fa i turni e non ha chissà che carichi familiari, arriva a stento a un netto in busta paga di 1200 euro.

Allora, può essere che la sua prima reazione sia di protestare perché un impiegato comunale guadagna un po’ di più, lavorando un pò meno e in condizioni oggettivamente meno gravose. Ma ha senso?

Un metalmeccanico ha preso in questi anni aumenti inferiori persino a quelli dei pensionati. Dovrebbe prendersela anche con loro (per inciso, negli anni, anche a loro hanno bloccato le rivalutazioni automatiche)? E poi, allora, con chi deve prendersela una addetta ai servizi delle pulizie che con il contratto multiservizi al 2° livello (quello più in uso), guadagna 1248 euro lordi al mese.

Un rider, se proprio vogliamo scendere ancora, non ha nemmeno uno stipendio fisso, ne abbiamo parlato un paio di settimane fa. Così tanti precari e partite iva. Di quale categoria di lavoratori è la colpa in questo caso.

Davvero bisogna andare a mettere le mani nelle tasche dei dipendenti pubblici per redistribuire il reddito e aumentare i salari del privato? La verità è che i salari sono bassi per tutti i lavoratori dipendenti, pubblici o privati che siano. Con buona pace di chi guadagna di meno, bisogna spiegare che il gioco non deve essere al ribasso e che tutti in questa situazione hanno il sacrosanto diritto di pretendere i loro aumenti. Dalla loro controparte. I lavoratori privati devono quindi pretenderli dalle associazioni delle imprese, non dai lavoratori pubblici.

Con la stessa logica, altrimenti ci diranno di togliere ai pensionati per dare ai giovani. Alle regioni del nord per dare a quelle del sud. Strano che nessuno abbia ancora proposto di tagliare gli stipendi degli uomini per ridurre il divario con le donne (non dimenticate mai, infatti, che, in tutto questo, le lavoratrici guadagnano comunque il 20% in meno dei colleghi uomini).

Questa retorica è funzionale solo alle classi dominanti per dividere e indebolire chi sta sotto. È La solita operazione a somma zero: se vuoi dare un diritto o un euro in più a un lavoratore, lo devi togliere a un altro. La guerra tra poveri, tra ultimi e penultimi, tra lavoratori pubblici e privati, tra uomini e donne, tra italiani e migranti, tra giovani e anziani, tra stabili e precari. Basta, bisogna ribaltare questa logica, nemica dei lavoratori, perché ci sarà sempre qualcuno che guadagna meno di te e per il quale tu sei un cosiddetto privilegiato.

Allora dicevo, contrattacchiamo anche.

È vero quello che dicono i vari Boeri, Cacciari, Ichino: tutti dovrebbero pagarla la crisi e gli effetti della pandemia non devono ricadere solo su una parte di popolazione. Sono proprio d’accordo: facciamo allora la patrimoniale, andiamo a prendere i soldi agli imprenditori sciacalli, tanti dei quali in questi mesi hanno persino aumentato la loro ricchezza. Prendiamoli a chi vive di rendita e di patrimoni immobiliari, a chi si arricchisce con la finanza. O con la politica, come la maggior parte di lor signori che dispensano giudizi sullo sciopero degli statali.

Riduciamo i vostri di stipendi, che sono davvero da privilegiati. E risparmiateci le vostre banalità pietose sui lavoratori in cassa integrazione, di cui oggi improvvisamente diventate paladini. Vi accorgete ora, quando i lavoratori pubblici decidono di scioperare, che un lavoratore privato in cassa integrazione ha preso una miseria o è stato pagato sei mesi dopo. Lo stesso lavoratore privato che quando vi servirà, diventerà a sua volta il privilegiato a cui togliere qualcosa per darlo a qualcun altro che ha ancora meno. Quante volte abbiamo sentito, dare addosso a chi sta in cassa integrazione, accusato di essere un parassita che sta a casa a non far niente (o a lavorare in nero) con l’80% del salario. Come se voi stessi non sapeste che i lavoratori la cassa se la pagano tutti i mesi e che quella dell’80% è una bugia bella e buona, perché ci sono i massimali e alla fine dei conti, mediamente in cassa si prende poco più del 50% del salario.

Allora, facciamola l’unità nazionale, ma non con i soldi dei dipendenti  pubblici. Facciamola con i soldi dei ricchi, facciamo la patrimoniale e aumentiamola finalmente la cassa integrazione, avete ragione, e diamo un reddito a chi non ce l’ha, possibilmente a chi le tasse, quando lavora, le paga davvero.

Contrattacchiamo, perché questa è una logica che è sempre brutta, ma ora è proprio odiosa. Perché i privilegiati di cui parlate, i dipendenti pubblici, vengono da decenni di blocco del turn over, di privatizzazioni, di precarizzazione degli organici, di stagnazione dei salari (con un contratto nazionale bloccato dal 2010 al 2017) e dopo controriforme che hanno aumentato il ricatto e la discrezionalità dei dirigenti pubblici e ridotto i diritti (anche quelli essenziali come la malattia). Prima Brunetta, poi Madia (che introdusse pure il licenziamento rapido in 48 ore), poi Bongiorno, ora Dadone.  

E a proposito, signora ministra, lei proprio non può non sapere che i privilegiati che lei ha attaccato, permettendosi di dire che non dovevano scioperare, sono in buona parte sono stati in prima linea contro il covid. Negli ospedali, certamente, ma non soltanto. In tutti gli esercizi pubblici essenziali.

Anche quelli in smartworking. Che hanno lavorato, signor Ichino, non erano certo in vacanza. Anzi, chi sta in smartworking di solito lavora anche di più. Chi avrebbe pagato le pensioni, per dirne una, se l’Inps fosse stata paralizzata come dice lei?

Allora, concludo facendo un appello ai dipendenti pubblici: a chi dice che sono mesi che siete in vacanza a non fare niente, a chi giudica e stigmatizza il vostro sciopero, non andategli più, per esempio, a raccogliere la spazzatura sotto casa (una parte significativa del servizio di igiene ambientale è ancora pubblico o municipalizzato). Anche i vari Ichino, Cacciari e Boeri, persino la Dadone, quando saranno sommersi dai loro rifiuti, chissà forse capiranno, che no, i lavoratori pubblici in questi mesi non sono stati in vacanza.