Vandana Shiva: “Fermare i ladri di territori fertili”
traduzione di Vilma Gidaro
“Le multinazionali non alimentano il pianeta. Lo uccidono per fame. Dobbiamo fare di tutto per difendere un modello agroalimentare, basato sull’agricoltura familiare, come quello italiano, europeo e di molti altri paesi. Dobbiamo riaffermare l’orgoglio di tanti piccoli agricoltori di tutto il mondo che continuano a coltivare, seppure con grandi difficoltà, i loro campi e che li coltivano con metodi biologici ed ecologici”.
È il messaggio che scaturisce dal manifesto Terra Viva, che la leader ambientalista indiana Vandana Shiva, presidente dell’associazione Navdanya International, da pochi giorni ha presentato in Italia, a Cascina Triulza.
Il testo è un’accusa contro il sistema economico-finanziario che oltre a spingere le specie all’estinzione e a portare l’ecosistema al collasso, si pone a capo della società, fuori dal controllo democratico, distogliendo l’attenzione dalla produzione reale alla moltiplicazione astratta del Capitale.
Le conseguenze di questo processo sono state devastanti (si sono persi 24 miliardi di tonnellate di suolo fertile all’anno), per il futuro la minaccia è più grave. Fino al 2030 è previsto un aumento dell’urbanizzazione pari a 1,2 milioni di chilometri quadrati, una superficie equivalente all’Africa del Sud.
“La battaglia, comunque, non è persa”, afferma Vandana Shiva. “Con l’agricoltura biologica si può combattere l’erosione e l’impoverimento del suolo, decelerando le mutazioni climatiche. Esiste la possibilità di recuperare due miliardi di tonnellate di carbonio l’anno, il 30% di quello che è emesso dalla combustione dei combustibili fossili”. Ma per avvicinarsi a questo obiettivo, secondo l’ambientalista indiana sono necessarie due condizioni:
1. La prima è fermare la distruzione delle terre e l’accaparramento del suolo fertile. Le multinazionali, sostenute dai sussidi pubblici, si sono appropriate delle terre dei piccoli agricoltori che, a livello globale, producono il 70 % degli alimenti, causano una nuova ondata di espropri, originando molti poveri. La percentuale di ricchezza posseduta dall’1% più ricco della popolazione mondiale, dal 44% del 2009 passa ad essere il 48% nel 2014. Il patrimonio delle 300 persone più ricche vale più della somma del PIL dei 29 paesi più poveri.
2. La seconda è dare spazio alla nuova agricoltura e invertire lo schema delle ultime decadi, invece di consumare energia e produrre, invece di contribuire alla crescita dell’effetto serra, fermarla. L’agricoltura biologica ha la possibilità di catturare tutti gli anni 2 tonnellate di anidride carbonica per ettaro. Una formidabile arma per raggiungere l’obiettivo che contenga la temperatura entro i due gradi di aumento limitando il livello al di là del quale le mutazioni climatiche diventerebbero catastrofiche.