9 maggio: Scuola, la rabbia degli insegnanti ritorna in Piazza
Mauro Ravarino, TORINO, 8.5.2015
da Il Manifesto
Umiliata, offesa e impoverita, la scuola italiana – a soli quattro giorni dallo sciopero del 5 maggio – scende di nuovo in piazza, oggi pomeriggio. La mobilitazione questa volta è stata promossa da un coordinamento di docenti torinesi, gli «Insegnanti arrabbiati», che ha indetto una «Giornata dell’orgoglio e della dignità della scuola pubblica»» e ha rivolto l’appello a tutti gli insegnanti italiani. «Ci troveremo nelle piazze con palloncini rossi – spiega Matteo Saudino, uno degli organizzatori – per ribadire che la scuola è il vero cuore pulsante delle democrazia, un bene comune. E per chiedere che venga ritirato il progetto di scuola azienda del governo Renzi, un luogo di sterile competizione riassunto nel disegno di legge «La buona scuola». La posta in gioco non è solo l’istruzione, ma la stessa vita democratica della nostra Italia. ».
L’appuntamento, a Torino, è per le 15,30 in piazza Castello. All’iniziativa hanno aderito altre città: Verona, Milano, Latina, Genova, Catania, Oristano. Partecipano alla giornata molte realtà: il coordinamento contro «La buona scuola» di Torino, il movimento Docenti precari, Dap (docenti abilitati preari), Flc Cgil, Cub e Cobas, Movimento 5 stelle (in piazza la parlamentare Silvia Chimienti), Sinistra Anticapitalista e il collettivo di studenti medi Last-laboratorio studentesco.
«L’idea della manifestazione – racconta Luca Pischedda, insegnante torinese — è quella di riappropriarsi di una dignità continuamente erosa e calpestata da governi e ministri. Il personale docente è stato screditato e delegittimato negli anni, dipinto come un popolo di fannulloni, al fine di delegittimare la scuola agli occhi dell’opinione pubblica e favorire processi di privatizzazione. Intanto, le risorse umane ed economiche, venivano tagliate. Come è possibile parlare di una scuola giusta, democratica, inclusiva e di qualità a queste condizioni?». Pischedda aggiunge: «Noi, in piazza, vogliamo incontrare i genitori, finora esclusi dal dibattito, e i cittadini, perché è un tema che riguarda tutti». I genitori sono, infatti direttamente coinvolti dalla riforma, perché potranno finanziare gli istituti dei propri figli con il 5 per mille. Il rischio è che il sistema nazionale si sgretoli: scuole efficienti nelle aree ricche e scuole in difficoltà in quelle povere. Non è previsto un aumento dei finanziamenti all’istruzione pubblica, in compenso si continua a finanziare quella privata (quasi 700 milioni di euro).
Martedì scorso, giorno dello sciopero, si sono riversate per le vie di Torino oltre diecimila persone per protestare contro il disegno di legge renziano. Una partecipazione alta che non si vedeva da tempo. Oggi riprende la mobilitazione a difesa della scuola pubblica. L’attuale fotografia racconta edifici insicuri, insegnanti sempre più anziani, salari bloccati e classi troppe affollate». La critica al Ddl è aspra: «La buona scuola – sostengono gli organizzatori – rappresenta un colpo mortale alla scuola pubblica trasformata in un’azienda, gli studenti in consumatori, il sapere in una merce, in aperta contrapposizione con quanto sancito dalla nostra Costituzione. Il balletto di cifre sulla stabilizzazione degli insegnanti, che in questi anni sono stati assunti e licenziati reiteratamente, calpesta la nostra dignità, cancellando faticosi percorsi di abilitazione che migliaia di docenti hanno portato a termine». Contestano, infine, il modello Invalsi e il docente allenatore. «Ci fanno pensare – concludono gli Insegnanti arrabbiati – a un percorso ad ostacoli e di competizione. Ci piacerebbe invece pensare a una scuola luogo di formazione e di crescita».