Altra Europa Campania, una scelta in contraddizione col progetto

Comunicato di Sinistra Anticapitalista Campania

Alle prossime elezioni regionali in Campania il comitato provinciale dell’Altra Europa di Napoli, sciogliendo le riserve che pure aveva in precedenza mostrato, sosterrà con un proprio candidato o una propria candidata la lista “Sinistra al Lavoro”, capitanata dal dirigente di SEL Salvatore Vozza e composta dalla stessa Sel, Rifondazione Comunista, Partito dei Comunisti Italiani, Green Italia, Partito del Lavoro, Partito del Sud, Azione Civile, ACT Campania e, appunto, L’Altra Europa.

Sinistra Anticapitalista Napoli ha concorso alla costruzione del comitato l’Altra Europa di Napoli e ci sentiamo quindi legittimati ad esprimere il nostro parere sulla questione. Questa scelta ci pare estremamente negativa e costituisce peraltro un visibile arretramento rispetto alla posizione già assunta il 28 Marzo scorso dal comitato provinciale napoletano dell’Altra Europa con un comunicato in occasione della formalizzazione di Vozza a candidato presidente della coalizione dei partiti della sinistra campana:

“[…]il percorso che ha portato a questa candidatura presenta ancora forti ambiguità rispetto alla opposizione alle politiche di austerità espresse da Caldoro e dal PD e rappresenta, sul terreno del rinnovamento delle pratiche partecipative e dell’apertura alla coalizione sociale, un chiaro arretramento rispetto alla proposta politica de L’Altra Europa con Tsipras alle scorse elezioni europee.”

Ci chiediamo cosa possa essere cambiato sostanzialmente in meno di due settimane dalla pubblicazione di quel comunicato. È facile rispondere, nulla. Anzi, i caratteri di fondo di questa operazione si sono venuti chiarendo ulteriormente: modalità pattizie di accordo tra vertici di ceto politico, sostanziale disconnessione da processi di lotta e dai luoghi del conflitto, disinteresse alla costruzione di mobilitazioni sociali, vaghezza programmatica, orientamento subalterno alla ricostruzione di un nuovo centrosinistra, peraltro improbabile e assolutamente improponibile.

Non sono queste le basi su cui il progetto, ambizioso, dell’Altra Europa con Tsipras era nato. Ancora una volta riscontriamo nella divergenza tra il dire e il fare uno dei macigni che pesano di più sulla credibilità di un’opzione di sinistra oggi. Ancora una volta dobbiamo riscontrare la prevalenza di una concezione di fondo istituzionalista, che fa delle tornate elettorali passaggi obbligati, l’alfa e l’omega di ogni azione politica. Noi pensiamo invece che le elezioni siano una possibilità la cui praticabilità deve essere subordinata e funzionale alla costruzione e al rafforzamento del conflitto sociale, ad esperienze di autoorganizzazione e autogoverno, alla crescita di consapevolezza della necessità dell’azione collettiva, all’acquisizione progressiva di fiducia nei propri mezzi da parte di masse sempre più larghe. Non è astrattamente una presenza istituzionale in più o in meno a determinare la rilevanza di una soggettività politica, tanto più quando l’obiettivo è farla finita con l’austerità e le politiche neoliberiste imposte dall’Unione Europea e la cui ricaduta su territori come la Campania è drammatica.

Una tornata elettorale non può essere la scorciatoia per la ricostruzione e la ricomposizione politica della sinistra antiliberista, che viceversa avrà bisogno di tutto il tempo e tutta la pazienza necessaria, e si nutrirà di nuove esperienze, vittorie e anche sconfitte, discussione e dibattito, del mutuo riconoscimento dei soggetti in lotta e della loro necessaria interdipendenza, della ricostruzione di una autentica “connessione sentimentale” con le lavoratrici e i lavoratori e con tutti i settori popolari in carne e ossa, come sono realmente, non come una certa rappresentazione ideologica di una sinistra incapace di visione del futuro vorrebbe che fossero.

Per questi motivi, partecipare a questa lista può soltanto, in maniera solo apparentemente paradossale, aggravare un quadro di disgregazione già avanzato, promuovere la disillusione e lo scoramento, a meno di non voler scambiare lucciole per lanterne, cioè equiparare un possibile, ancorché difficile, buon risultato del candidato/della candidata dell’Altra Europa a una vittoria e ad una “certificazione di esistenza”, buona forse per qualche titolo sui media, non certo per il lavoro, duro, arduo, non scontato, di ricostruzione di una sinistra che voglia fare davvero i conti con la sconfitta storica del movimento operaio in Italia (e nel mondo), e voglia provare a invertire la tendenza alla frammentazione, al riflusso e alla subalternità al social-liberismo, e vincere di nuovo, ma nella società.