La truffa della nuova legge elettorale regionale umbra

Comunicato di Sinistra Anticapitalista Umbria
Dopo una lunga gestazione è stata partorita dal consiglio regionale umbro la nuova legge elettorale che sostituisce quella precedente che non ci permise la presentazione della lista di Sinistra Critica (ma anche di
quella dei Radicali e del M5S) alle regionali del 2010 perchè, per poche
centinaia di firme non raggiungemmo l’assurda soglia prevista di 3.200
(quasi quanto quelle della Lombardia) ed il ricorso al TAR non ebbe effetti
positivi.
Da quella sconfitta abbiamo imparato e costituito da mesi il Comitato
Umbro per la Democrazia insieme ai Radicali e Alternativa Riformista Umbria a cui si è aggiunta successivamente Scelta Civica e grazie ad incontri con i gruppi politici, una decina di presidi davanti la Regione in occasione dei consigli ed alcune conferenze stampa siamo riusciti a far abbassare il numero delle firme necessarie per la presentazione di una lista a 500/1.000 che devono raccogliere tutte le liste e non come prima solamente coloro non presenti in consiglio. Questo risultato che abbiamo strappato non modifica
però il nostro giudizio molto negativo sulla legge approvata ieri definita
“truffa” o “patto del Nazzareno in salsa umbra” poichè approvata, 19 voti,
con un’anomala maggioranza PD, Psi e 3 voti del centrodestra (1 di FI, 1 FdL, 1 Ncd) ed 11 contro tra cui quello del PRC, Comunisti umbri (Goracci),
IdV oltre al resto del centrodestra che in Umbria è ovviamente all’opposizione (formalmente ma non in sostanza perchè consociativo).
Il sì di una fetta di centrodestra, un rappresentante per ogni partito, è
arrivato grazie a un emendamento ribattezzato come «premio di minoranza»: la novità introdotta e condivisa sta nel fatto che al candidato presidente miglior perdente spetta un seggio di diritto, che però non viene scorporato dal riparto delle liste che abbiano preso almeno il 2,5 per cento. Un meccanismo grazie al quale le liste più piccole avranno a disposizione un
seggio in meno.
Le novità
Stando al pacchetto di emendamenti approvato martedì la nuova legge elettorale prevede l’abolizione del listino, il turno unico (vince il
candidato che ottiene il risultato migliore), il collegio unico regionale e
la doppia preferenza di genere. La coalizione vincente ottiene fino a un
massimo di 12 seggi (più il presidente) e i restanti 8 vanno alla minoranza; la lista che ottiene più voti, tra quelle che appoggiano il presidente eletto, può ottenere fino a un massimo di 10 seggi, mentre i restanti 2 vanno alle liste che ottengono il risultato migliore tra quelle che superano il 2,5 per cento (una norma che i critici vedono come
disegnata sulle esigenze del Psi, alleato del Pd).
Riparto e firme
Al candidato presidente che arriverà secondo poi spetta di diritto un seggio, cioè un premio di minoranza al miglior perdente, e le liste che lo sostengono rientrano comunque nel riparto degli altri 7 seggi, se hanno superato il 2,5 per cento.
C’è un premio di maggioranza nella nuova legge enorme che scatta senza
fissare una soglia minima, come chiede la Corte Costituzionale, che secondo
il PD garantirà la governabilità ma anche la rappresentanza democratica e
il pluralismo.
Una pessima legge elettorale fatta su misura del PD e dei suoi alleati servili come il Psi che ora dopo la pubblicazione deve superare il vaglio
del Governo, le critiche che da subito faranno in Parlamento con
interrogazioni il M5S e Scelta Civica, ma soprattutto le critiche di incostituzionalità di tutti gli oppositori per cui anche il Comitato Umbro
per la Democrazia in cui continuiamo ad operare valuterà se ci sono, come
sembra, le condizioni per ricorrere al TAR.
Perugia 18 febbraio 2015
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