2. Ecologia e politica
di Yves Dachy
Leggi il capitolo 1. Delle violenze della natura e del caso
Un rifiuto delle acquisizioni delle scienze non serve la nostra causa
L’ecologia scientifica fa appello a numerose scienze connesse (biologia, zoologia, botanica, geologia, agronomia, ecc.). È senza dubbio la scienza più aperta in interazione con numerose specialità. È un carattere originale dell’ecologia e anche la causa di grandi difficoltà a partire dal momento i cui dei militanti si riferiscono a una scienza che non conoscono. È per questo che un «ecologista militante» è prima di tutto un naturalista aperto alle scienze della vita e della Terra.
L’ecologia fece coscientemente i suoi primi passi nel 1886, quando un biologo tedesco dal nome di Ernst Haeckel (1834-1919) dichiarò che è «la scienza delle relazioni fra gli esseri viventi e il mondo che li circonda». La formula ingloba un campo talmente vasto che molte altre furono inventate. Poiché gli uomini occupano un posto sempre crescente a detrimento delle altre specie e della sua stessa specie, potremo presto ridurre l’ecologia ai «rapporti degli uomini fra di loro e con i loro simili». Lungi dall’essere una battuta, questa definizione dell’ecologia sarà d’attualità quando l’avremo fatta finita con la parte vivente «selvaggia» della biodiversità! L’ecologia, pensiamo, resta un campo scientifico, fondato su osservazioni razionali. D’altra parte siamo in presenza di attività abusivamente dette «ecologiste», fondate su credenze, una «filosofia» e miti in cui si distinguono molti commercianti e qualche guru abile ad arricchirsi con la pubblicazione di libri e di DVD, talvolta dando persino, da vivi, il proprio nome a dei luoghi dopo avere abbindolato una municipalità che finanzia.
I rapporti degli uomini con il loro ambiente naturale o umano provocano rivendicazioni e tensioni, fonti di resistenze e di lotte che non giustificano che le si ordini in categorie a parte. Eppure è accaduto che una riunione «ecologista» si svolgesse per due giorni in una città del Sud della Francia senza che apparisse alcun legame con donne maltrattate che occupavano la loro fabbrica a 800 metri di là. Nella riunione non fu detta una sola parola a proposito di queste lavoratrici supersfruttate! I commercianti presenti non distribuivano volantini, neanche «ecologici», ma la lista dei prezzi di vendita delle loro merci (principalmente del «vino ecologico»)! Ecco una grave deriva dell’«ecologia», abbastanza frequente perché i supermercati le consacrino ora molto spazio.
Un altro aspetto del movimento ecologista è il numero elevato di militanti dalla cultura parcellare. Questi compagni leggono poco, evitano le opere scientifiche che li annoiano, e non accedono alle pubblicazioni politiche che ignorano o il cui prezzo li scoraggia. Per questo mancano loro le chiavi per mettere a frutto, razionalmente, le discipline scientifiche che partecipano alle analisi ecologiche. È una questione delicata da dibattere perché i diplomi non fanno il militante, ma bisogna riconoscere che qualche conoscenza fondamentale è una buona base per capire il mondo, e per evitare la trappola del settarismo. È altrettanto vero che un militante munito di poche conoscenze, se è sprovvisto di spirito critico, cadrà più facilmente in miti esoterici o soccomberà ai discorsi dei ciarlatani e alla potenza del verbo. L’ecologia scientifica, dai suoi primi sviluppi negli anni 1920 in connessione con le ricerche per migliorare i rendimenti agricoli, fece appello alle scienze della vita e della Terra e conobbe da allora uno sviluppo che la condusse fino alla geografia e alla sociologia… ma oggi se ne trova ben poca traccia nei vari militanti pure molto convinti. Discutere di questa realtà è un tabù difficile da affrontare. Tuttavia, è auspicabile andare verso posizioni meno conservatrici ponendo sul tavolo tali questioni certo sensibili e delicate, ma essenziali e da discutere nel rispetto delle persone. Poiché abbiamo il tempo contato davanti all’importanza e alla violenza dinamica della «crisi ecologica».
Nei programmi dei partiti appaiono considerazioni riguardanti l’ambiente, talvolta sotto forma di post-it, quasi a malincuore, posizioni dimenticate appena passate le elezioni con un senso sconcertante delle priorità. Poche mobilitazioni unitarie le fanno avanzare, mentre gli errori di gestione del pianeta sono collettivi e ci attanagliano [lett. mordono la nuca]! Effetti di moda possono attirare persone poco sensibili allo sfruttamento capitalistico dei lavoratori o alle condizioni di vita in ambiente urbanizzato. Ma interventi fatti in riunioni pubbliche, e la comparsa di collettivi determinati, nuovi e originali indicano che tali questioni scendono in piazza. Citiamo i collettivi contro i pesticidi, contro la crescita anarchica di quartieri residenziali, per il rispetto della legge «Littoral» [una legge francese, votata all’unanimità dal Parlamento francese nel 1986, che mira a inquadrare la sistemazione della costa per proteggerla dagli eccessi della speculazione immobiliare e a permettere il libero accesso al pubblico sui sentieri litorali. La legge comporta una serie di misure relative alla protezione e sistemazione del litorale e dei piani d’acqua interni più importanti, ndr], contro le costruzioni assurde o inutili ecc. Queste ineguaglianze nel prendere in considerazione le rivendicazioni, in particolare per quanto concerne le rivendicazioni delle donne, l’ecologia, la salute e la biodiversità mostrano che le acquisizioni scientifiche non hanno buona reputazione presso gli adepti della «medicina» con le pietre, delle «scienze» ayurvediche o della meditazione trascendentale. Certe discipline che si riferiscono abusivamente all’«ecologia» senza riferimenti scientifici, sono sempre assenti nelle mobilitazioni sociali. Ciò che le riunisce è la sola caratteristica che hanno in comune: il rapporto con il denaro.
Il pericolo burocratico
Associazioni e ONG (il loro numero va crescendo) si assumono le questioni ambientali strategiche. Parecchie di loro agiscono con efficacia su questioni che non preoccupano quasi nessun governo. Citiamo: ridurre l’uso dei pesticidi prima che ci ritroviamo ammalati, studiare la tossicità reale delle nuove merci e delle molecole che contengono prima che siano fornite ai consumatori, salvare le ultime balene perché è inammissibile farne alimentazione per cani ecc.).
Ma la moltiplicazione di nuove organizzazioni favorisce la comparsa di burocrazie associative. Queste parassitano il movimento sociale e riducono la credibilità delle associazioni efficaci e democratiche. A differenza delle burocrazie di Stato di tipo staliniano, che vivevano a spese del Tesoro pubblico del proprio paese, queste mini-burocrazie associative non sono interessate da prospettive di potere. Dicono di non fare politica, il che è contraddittorio con i limiti liberisti dei loro discorsi.
La metodologia che tali burocrazie impiegano è semplice.
- Dapprima scegliere un tema facilmente comprensibile dal pubblico e ripreso da articoli dei media che agiscono involontariamente da portavoce di queste burocrazie associative (ah! le azioni ignobili e spettacolari dei bracconieri che lasciano le carcasse smantellate di elefanti o rinoceronti marcire al sole dopo aver recuperato l’avorio!). In questo modo esse evitano di posizionarsi nel campo politico e vanno a cercare i loro argomenti spesso all’estero, per evitare confronti con centri d’interesse nel proprio paese. Possono riorientarsi se la prima scelta non è la migliore. Sovvenzionare lo sviluppo e la scolarità di bambini poveri (l’India dalle molteplici religioni è un buon affare), lottare contro le malattie più inquietanti o aiutare persone in miseria… Chi oserebbe opporsi, condannare o disprezzare progetti così altruisti e generosi, in apparenza disinteressati?
- Una volta agganciati i clienti, li si convince a versare denaro, anche in piccole quantità, poiché la truffa è mondiale. L’utilizzo di una personalità rispettabile e conosciuta dal pubblico darà un’apparenza istituzionale all’associazione. Nel frattempo, la burocrazia avrà concepito documenti che rispondono abilmente agli interrogativi dei simpatizzanti secondo criteri incontrovertibili. Il primo è l’efficacia sul terreno, anche se è vero solo per un unico individuo della specie protetta, mostrato in foto in ogni minimo particolare. Foto spettacolari, talvolta commoventi, altre volte patetiche o sanguinanti, bastano a convincere che il problema è serio e arriva in fondo al cuore! Perché tanta pubblicità, perché tanto denaro quando si scopre che solo due animali emblematici sono stati salvati? Poi, bisogna confermare che l’utilizzo dei fondi a fin di bene è reale. Colonne di cifre sono convincenti per chi non mette alla prova il proprio senso critico.
- L’ultima astuzia consiste nel proteggere la mini-burocrazia con statuti di ferro, che metteranno al riparo i beneficiari di queste operazioni. In ultima analisi essi dispongono sempre di tutti i poteri, e i donatori dispongono solo raramente di un potere giuridicamente utilizzabile. Esistono varianti di questi metodi. Una di esse consiste nel disporre di un ufficio studi (una società) che conduce attività di business efficaci. Un’associazione indipendente dalla società, che può portare lo stesso nome, i cui membri hanno solo un potere consultivo a fronte di una squadra che si ritrova a tutti i livelli di direzione, servirà da copertura per le attività fruttuose della società, e da cassa di risonanza per allettare i clienti. All’occasione, il lavoro di ricerca e le conoscenze del terreno di associazioni oneste sarà deviato e sfruttato per concludere un contratto con una istanza politica o territoriale.
- È così che i dibattiti militanti possono essere storpiati o manipolati da personalità o organizzazioni reazionarie. Esse combattono l’impegno anticapitalista, puntano sul logoramento, evitano che il dibattito si cristallizzi su rivendicazioni pertinenti e lanciano iniziative che restano senza seguito.
Sapere è un imperativo militante
Queste situazioni torbide e complesse raramente si chiariscono in una riunione pubblica. Per diverse ragioni: la non conoscenza dei problemi reali, la difficoltà di condurre dibattiti critici per timore di passare per un personaggio settario, la paura dell’«entrismo» o di manipolazioni spesso immaginarie… si osserva la diffusione o la persistenza di informazioni false o storpiate, come di credenze e di voci correnti scientificamente infondate. Esaminiamo due casi (ne esistono altri):
- Vari militanti credono che i gas serra siano sempre nocivi. Nell’assenza totale di gas serra, la superficie del pianeta sarebbe coperta da uno strato di ghiaccio fino all’equatore, secondo l’ipotesi della «Terra palla di neve». Prove antiche di erosione glaciale trovate presso l’equatore suggeriscono che una glaciazione planetaria si sarebbe prodotta almeno una volta. Non se ne conosce la causa, che potrebbe essere una riduzione eccessiva del tasso di gas serra nell’atmosfera quando la tettonica delle placche era a riposo prima dell’espansione della Pangea (continente unico che riuniva le terre attuali in un momento dell’era Primaria, mentre il resto del mondo era un unico oceano). Si evoca anche l’ipotesi della traversata del sistema solare da parte di una nube di polveri interstellari che oscurarono lo spazio fra la Terra e il Sole e ridussero la quantità di calore ricevuto sulla Terra. Queste nubi esistono, e formano sistemi solari quando si contraggono, ma niente prova che una di esse abbia un giorno oscurato il sole. Nella nostra epoca, la catastrofe climatica che si annuncia non risulta dal CO2 regolarmente espulso dai vulcani. Questo CO2 di origine naturale si dissolve negli oceani e nei laghi, dove gli organismi lo trasformano in carapaci e conchiglie, che finiscono in rocce calcaree di cui esistono enormi giacimenti sulla superficie del pianeta. Sono gli apporti rapidi di gas serra, con una massa più importante di quella degli apporti vulcanici, che modificano pericolosamente, e in modo continuamente crescente, la composizione dell’atmosfera.
- Un altro argomento di confusione è l’uso che viene fatto delle iniziali OGM. Se alcuni cereali OGM sono biologicamente dubbi ed economicamente inutili – salvo per le multinazionali che ne traggono profitti favolosi a spese dei contadini che coltivano «OGM con erbicida» e dei consumatori – altri OGM sono alla fonte di grandi progressi in medicina e in agricoltura. Il vero problema all’origine della creazione di OGM nocivi è che essi risultano da manipolazioni capitaliste.
Questa formulazione che viene da un influente militante contadino dell’Hérault (Francia) nel maggio 2014: «Noi siamo contro gli OGM, quali che siano e in tutte le loro forme» non è accettabile e falsa i dibattiti. Indica una confusione fra l’esistenza di oggetti chiamati OGM e l’uso che ne viene fatto, allo stesso modo in cui un martello rende grandi servizi come utensile, ma può essere anche un’arma pericolosa! Esaminiamo il caso della «pomate» [combinazione tra la parola che indica la patata pomme de terre e quella che indica il pomodoro tomate, ndr].
Le patate e i pomodori sono due specie appartenenti alla stessa famiglia: le Solanacee. Inoltre sono tutte e due ordinate nel genere Solanum, indicazione, questa, della loro prossimità genetica. Queste due specie non possono ibridarsi perché esiste una barriera sessuale che impedisce la fusione dei gameti. Non si conoscono ibridi naturali fra queste due specie. Ma nel 1978, il biologo Georg Melchers di Tubinga (Germania) è riuscito a spezzare questa barriera mediante fusione di protoplasti. Era nata una nuova specie, vero OGM: la pomate, che si presume produca pomodori sui rami sensibili alla fotosintesi e tuberi commestibili attaccati alle radici nel suolo. Le prime piantine di pomate si sono rivelate sensibili alle infezioni, e i frutti ottenuti troppo piccoli, ma la nuova specie creata è fertile e geneticamente autonoma. Per il momento, la pomate è allo stadio di coltura sperimentale per aumentare la sua resistenza alle malattie mediante ibridazione con un pomodoro selvatico resistente, e per aumentare per selezione la taglia dei frutti e dei tuberi. Un giorno vicino, dei giardinieri raccoglieranno pomodori e patate sulle stesse piante di pomate. Non conosciamo alcun militante anti-OGM che rifiuti la creazione dell’OGM chiamato pomate. È una bella contraddizione che giustifica una riflessione.
Gli OGM benefici sono l’avvenire dell’umanità?
I rapidi progressi delle scienze genetiche fanno intravvedere importanti e benefici progressi per l’umanità. Ci sono OGM benefici già in corso di sfruttamento, come gli animali GM che producono insulina per curare i diabetici, o quelle cellule prese a una persona malata, poi geneticamente modificate (corrette) prima di essere rese al paziente fino alla guarigione totale. Quest’ultima via suscita grandi speranze per vincere dalla nascita o nei genitori le malattie di origine genetica come le malattie autoimmuni, la trisomia, certi cancri ecc. Queste prospettive pongono nel concreto la questione dell’antropizzazione dell’uomo, la sparizione della selezione naturale per la nostra specie e la comparsa di una umanità dipendente da una tecnologia medica di cui è difficile immaginare gli esiti. Notiamo l’esistenza di quell’arancio in via di selezione e di moltiplicazione in Cina: dà frutti durante più stagioni, a differenza dei suoi genitori che fruttificano solo una volta all’anno! Si tratta di un OGM naturale: un mutante apparso in un frutteto! Quando dei ricercatori avranno capito per quale processo genetico è apparso questo OGM naturale, è probabile che cercheranno di ripetere l’operazione con altre specie vicine, come i mandarini o le ciliegie, la cui fruttificazione è breve. Non c’è dubbio che OGM benefici, nati da laboratori, vanno moltiplicandosi e aumenteranno il potenziale di produttività, di resistenza ai parassiti o alla siccità. Per esempio, una nuova specie GM di riso che cresce con poca acqua (non c’è bisogno che le radici siano immerse) dovrebbe espandersi nelle nuove regioni di coltura. I bacini d’acqua che richiedono le razze antiche di riso evaporano troppo rapidamente e manca l’acqua per servire le terre in queste regioni. Un riso resistente alla siccità è benvenuto? Non abbiamo ancora la risposta a tali domande e non le otterremo con imprecazioni che soffocano le discussioni ragionevoli.
Da 100 a 200 milioni di bambini soffrono di carenza di vitamina A perché il riso bianco, nella sua parte commestibile (albume), che è il loro menu principale, ne è sprovvisto. Questa mancanza è responsabile di disturbi gravi e del decesso di più di un milione di bambini ogni anno (fonte OMS). Un precursore della vitamina A, il betacarotene, esiste solo nell’involucro [gluma] del riso, ma questo viene tolto per una migliore conservazione. Una volta assimilato nel corpo umano, il betacarotene si trasforma in vitamina A. Alcuni ricercatori hanno lavorato all’arricchimento delle piante in tenore del precursore della vitamina A. Hanno così messo a punto un riso transgenico chiamato «riso dorato». Con l’introduzione di tre geni nel riso, alcuni ricercatori tedeschi sono riusciti a restaurare nell’albume una via di biosintesi a partire da un precursore del betacarotene. Il betacarotene sintetizzato colora di giallo i grani, da qui il nome di «riso dorato». Fino ad oggi, i tenori ottenuti non sono sufficienti ma diminuiscono gli effetti molto gravi della carenza di vitamina A (fonte: maison-des-sciences.ac-versailles). I ricercatori si sono dunque rimessi al lavoro per migliorare i tenori vitaminici. La domanda che si pone ai militanti «anti-OGM» è la seguente: si deve continuare questa ricerca che finirà certamente per produrre un riso soddisfacente in betacarotene, o si deve fermare perché il riso dorato è un «OGM» che, per principio, taluni militanti rifiutano?
Il problema che ci interessa a proposito degli OGM non è che a ogni essere vivente geneticamente modificato è obbligatoriamente legato un carattere satanico. Il problema è l’esistenza di imprese capitaliste, quali la Monsanto Company e i suoi cugini Syngenta, Dow AgroScience e Pioneer Hi-Bred, tutte presenti – veri filibustieri, mentitori, parassiti e ladri – sui mercati truccati delle semenze (con la privatizzazione mediante brevetto delle piante) e dei «prodotti fitosanitari» per non dire «pesticidi e biocidi» che ora hanno una cattiva stampa. Sbarazziamoci di questi sfruttatori ma profittiamo delle speranze che lascia intravvedere una scienza democratica e socialmente controllata.
Affinché i dibattiti restino aperti
Un interrogativo riassume vari problemi che si pongono all’insieme della sinistra anticapitalista: a che serve esigere cambiamenti se non si traducono, perlomeno, in un quadro legislativo? I programmi e le professioni di fede dei partiti possono rendere conto di questa realtà? Ecco alcune domande importanti che in generale appaiono marginali nelle attività anticapitaliste. Come legare tali questioni a ciò che si è convenuto chiamare «le lotte dei lavoratori»? Lista non esaustiva.
- La lotta contro le aggiunte di gas serra (GS). Si tratta di arrestarne la produzione antropica quanto più rapidamente possibile, perché la quantità sopportabile di GS nell’atmosfera è in via di superamento. I governi ne parlano… ma le decisioni coerenti non vengono prese perché il costo finanziario, industriale e sociale sembra insopportabile per i liberisti. Lo sarà cento volte, mille volte di più, e forse non ci sarà più soluzione quando il pericolo del cambiamento climatico subirà una imballata.
Diversi paesi rilanciano lo sfruttamento del carbone (Cina, India, Sudafrica) o delle sabbie bituminose (Canada) a livelli elevati, e ovunque le compagnie cercano idrocarburi, più per mantenere i propri posti nei conflitti geostrategici che per rispondere a bisogni sociali. Dove sono le reazioni governative e le mobilitazioni dei grandi partiti dinnanzi a queste misure biocide su grande scala? - Il ritiro dei biocidi. Non se ne parla seriamente. Le lobby restano potenti. Le decisioni necessarie operano al margine. L’avvelenamento della biosfera cominciato nel 1945 continua, si diversifica con nuove molecole terribilmente pericolose considerate da 5000 a 10 000 volte più tossiche del famigerato DDT. Esse penetrano nella totalità della biosfera, agiscono sugli esseri umani e accelerano i propri effetti perché il vivente è indebolito. Non si nota alcuna azione pedagogica dei governi, a cominciare dal divieto delle pubblicità per i pesticidi e delle ricette pericolose sugli imballaggi di pesticidi. Il giornalista StéphaneFoucard ha posto la domanda: «come hanno potuto effetti di una tale ampiezza rimanere tanto tempo sotto il radar delle autorità sanitarie.(3)
- L’arresto del sovraconsumo degli antibiotici, della loro vendita on line e del loro utilizzo negli allevamenti. Se ne parla. L’aumento del numero di agenti infettivi resistenti o poliresistenti agli antibiotici annuncia un problema sanitario grave che arriva in un contesto di affanno delle tecniche pasteuriane. Esistono da milioni di anni piante e animali che resistono alle peggiori infezioni. Certi predatori uccidono le proprie prede per inoculazione infettiva fulminante ma sono totalmente resistenti a questi agenti. Numerosi necrofagi vivono su carogne, se ne nutrono e le loro larve si sviluppano in un ambiente infetto di germi mortali per tutti i mammiferi. Non si può dire che il loro studio sia una priorità, in particolare per vincere le infezioni tropicali. «Non redditizio!», dicono i capitalisti.
- La priorità data al consumo di vegetali per ridurre la pesca eccessiva e gli allevamenti. Gli inconvenienti del carnivorismo sono praticamente sconosciuti dal pubblico. Riguardano problemi di salute, economia, digestione metanogena dei bovini, ambiente, deforestazione. La pubblicità è una grave causa di iniziative individuali di sovraconsumo (obesità) e di consumo carneo. Consumare più alimenti a base di vegetali e meno di proteine animali potrebbe concorrere alla preservazione delle foreste primarie, a una migliore salute degli esseri umani e a un accesso facilitato al nutrimento per i più poveri.
- L’arresto dell’inquinamento nucleare. Le attività fondate sullo sfruttamento dell’energia nucleare con una tecnologia pericolosa non rallentano. Tutto avviene come se i decisori aspettassero un «grande bum», una varietà di Chernobyl in un paese come la Francia o l’Inghilterra, per riconsiderare la propria politica. Già la riduzione del numero delle centrali nucleari accoppiata a economie mirate di energia è realistica e non è messa in opera. Il potenziale distruttore delle armi nucleari non è ridotto, senza prospettiva di soppressione. Le potenze nucleari non disarmano e il loro numero aumenta. Tutti i partiti borghesi e social-liberali difendono il ricorso al nucleare civile e militare, gigantesca fonte di profitti. Ma l’inquinamento da radioelementi nella biosfera e nei suoli aumenta…
Non dimentichiamo che, in senso generale, la nostra tecnologia è primitiva e balbuziente. Non sappiamo utilizzare l’energia nucleare senza inquinare l’ambiente. Secondo la famosa formula E=mc2, estraiamo dalle materie fissili solo una parte infima dell’energia che esse contengono. Ad esempio, la bomba che distrusse la città di Hiroshima conteneva 11 kg di uranio. Circa 1,5 grammi di uranio furono trasformati da materia in energia pura e il resto fu semplicemente volatilizzato dal calore. Le centrali nucleari non hanno un rendimento migliore. Ricordiamo che i milioni di motori detti a esplosione, che utilizziamo da 130 anni hanno tutti un difetto ricorrente che sembra una barzelletta: utilizzano una parte del carburante consumato per scaldare il blocco-motore, poi ne utilizzano ancora per raffreddarlo!
- La difesa sul campo delle specie minacciate. È possibile solo per grandi specie (aquila americana, elefante, panda)… specie difese manu militari quando è in gioco lo sfruttamento del turismo. Specie geneticamente vicine a noi sono in situazioni preoccupanti o minacciate di estinzione. Nessuna restrizione coerente o repressione della caccia in Europa. Numerose specie teoricamente facili da proteggere, ma gravemente minacciate, sono abbandonate, mentre sono tesori per la ricerca scientifica e medica per le loro particolarità fisiologiche straordinarie di grande interesse potenziale. Citiamo: la potente resistenza alle infezioni di invertebrati e di rettili, la partenogenesi la cui genetica è incompresa, l’assenza di cancro nel ratto-talpa africano (allo stato attuale delle conoscenze), una resilienza elevata in caso di stress in certe specie, la capacità di sondare a grandi profondità senza traumi da decompressione (fino a 3000 metri per un capodoglio), e anche: eterotermia, organi termosensibili, emissione/sensibilità agli ultrasuoni e infrasuoni, emissioni elettriche dirette, elettrosensibilità, magnetosensibilità ecc. tante invenzioni della vita che cominciamo a scoprire. Su tutti questi punti, e molti altri, la scienza contemporanea è deficiente.
Bisogna conoscere che cosa è stato di una rana australiana. Rheobatrachus vitellinus è una rana straordinaria che fu scoperta nel 1984. Viveva in una piccola zona umida dell’est del Queensland (Australia). Messa in allevamento da erpetologi, questi scoprirono che R. vitellinus incubava le proprie uova nello stomaco! Le prospettive possibili di una tale scoperta per la medicina erano immense. Gli erpetologi l’avevano denominata «rana a incubazione gastrica». Perché le uova non erano digerite nello stomaco della madre? Ma mentre gli specialisti osservavano gli individui in allevamento e preparavano una missione per studiare R. vitellinus nel suo ambiente, la zona umida che la ospitava fu inquinata! Dopo ricerche intensive, R. vitellinus fu considerata estinta nel 2001. Erano passati 17 anni tra la scoperta scientifica e la certezza della sua estinzione. - La protezione di riserve in tutti i biotopi.Vengono create riserve per fauna/flora. Un esame critico della loro ubicazione fa apparire che sono il più delle volte delimitate in zone giudicate non «redditizie» secondo criteri capitalistici, come le zone umide, le montagne. E siccome conviene non dispiacere ai cacciatori, le zone sensibili non sono correttamente protette. I litorali, ecologicamente molto specifici con numerose specie endemiche, sono massicciamente distrutti da una urbanizzazione distruttrice: inquinamento, pauperizzazione, inondazioni, inadattabilità al rialzo del livello delle acque marine, distruzione di importanti zone di deposizione di uova (dei pesci) nelle mangrovie. Non esistono leggi che facciano anticipazioni sull’innalzamento del livello dei mari. Le contravvenzioni alla legge Littoral sono raramente represse ecc.
- L’artificializzazione delle terre. Una presa di coscienza per salvare le terre di grande valore agronomico esiste. Ma sono deboli o assenti le misure amministrative per limitare la proliferazione anarchica delle lottizzazioni e degli accessi, l’aumento dell’assortimento di reti e servizi (acqua, elettricità, ADSL e fibra ottica, raccolta dei rifiuti, servizio postale, servizi sociali, tagliafuoco ecc.). La vendita delle terre coltivate come terreni edificabili (molto lucrativi) procede regolarmente!
Tali questioni sono tutte in discussione, ma la potenza del capitalismo conta più del bene comune. Tali questioni, e molte altre, sono da misurare, argomentare, attualizzare e integrare nei programmi delle correnti anticapitaliste.
Leggi il capitolo 3. Perché la difesa della biosfera è così difficile tra gli anticapitalisti?