Napoli – Assemblea “maggio”
di Antonello Zecca
Venerdì scorso si è tenuta allo spazio occupato e autogestito dell’ex Asilo Filangieri a Napoli la prima assemblea di “Maggio”.
Come legge l’appello fatto circolare durante la settimana precedente l’assemblea si tratta di un percorso politico e sociale rivolto “alle migliaia di persone che nell’ultimo decennio si sono mobilitate per la difesa del lavoro, della scuola, della cultura, dell’ambiente e del territorio, dei beni comuni, della valorizzazione del Mezzogiorno; a quanti, lavoratrici e lavoratori, precari, disoccupati, studenti, insegnanti, intellettuali, pensionati e migranti credono non più rinviabile un’alleanza politica e sociale che sia chiaramente alternativa alle politiche di austerità di cui si fanno interpreti tanto il PD quanto Caldoro.”
A giudicare dalla straordinaria partecipazione, complessivamente più di 130 persone lungo tutto il corso dell’assemblea, l’esigenza sentita dai promotori e dalle promotrici dell’appello, compagne e compagni provenienti da diversi ambiti politici della sinistra antagonista e dai movimenti sociali campani, è parsa largamente condivisa dai partecipanti.
L’assemblea è stata introdotta da tre contributi che hanno provato a inquadrare i temi della discussione: il primo, ha indicato i contenuti generali del percorso, analizzando concisamente l’attacco in corso nelle sue direttrici economico-sociali e i suoi assi portanti (la Troika da un lato, il sistema PD e la giunta Caldoro come esecutori materiali a livello locale dall’altro,), individuando anche nella “mezzogiornificazione” dell’Europa uno snodo decisivo nella comprensione delle dinamiche in atto. Esso ha inoltre rivendicato tutti i percorsi di mobilitazione sociale compiuti fin qui in Campania durante lo scorso anno: dalla manifestazione contro la BCE, alla lotta contro lo Sblocca Italia e la devastazione ambientale del territorio, dallo sciopero generale e sociale, all’importante manifestazione No Triv a Gesualdo di questo inizio anno.
Il secondo ha messo in evidenza la necessità di innovare fattivamente le forme e le pratiche della partecipazione politica, nel paese e più specificamente nei territori, a fronte di una democrazia rappresentativa profondamente svuotata di significato e ridotta a campo di gioco dei poteri dominanti. Inoltre ha posto l’accento su alcune esperienze di movimento, come quello per l’acqua pubblica, in cui si è provato a praticare, seppur parzialmente, le nuove modalità di relazione tra diverse soggettività che questa comunicazione individua come essenziali per un più efficace radicamento dei movimenti nella società, approfondendo la pratica della rete.
Il terzo contributo si è concentrato sulle esperienze dei movimenti per la difesa dell’ambiente, in particolare Stop Biocidio, che rivendicano la primazia sulle decisioni da prendere rispetto al territorio, non accettando più passivamente quello che altrove viene deciso in spregio a chi concretamente lo vive quotidianamente. Questo tema assume una evidente centralità anche per le prossime elezioni regionali, tanto più quanto questi movimenti provano a tessere una relazione con quello della classe lavoratrice rifiutando la falsa dicotomia lavoro o salute.
Dopo i tre contributi introduttivi, per oltre tre ore si sono susseguiti interventi diversi nei toni e variegati nei contenuti, che hanno prodotto un confronto non rituale e dall’esito non scontato, stimolando al tempo stesso un necessario piano di riflessione sulla costruzione di una più avanzata pratica politica e sociale unitaria, ormai non più procrastinabile alla luce della recrudescenza delle condizioni materiali e di vita di milioni di persone nella regione.
La ricchezza del dibattito è stata riflessa sia dalla varietà delle esperienze presenti (comitati locali contro gli inceneritori, movimento NO TRIV irpino, collettivi studenteschi, movimenti meridionalisti, soggettività politiche come il PRC, Ross@, Sinistra Anticapitalista ecc…) sia dalla diversa provenienza geografica che sembra aver evitato un riflesso “napolicentrico”, spesso all’opera nei nostri consessi.
Dalla rivendicazione di percorsi di lotta sociali coronati da successi importanti, benché parziali (come il movimento “No Tares” di Giugliano), a riflessioni più politiche circa il ruolo della giunta Caldoro e del sistema PD, da cui conservare una gelosa autonomia e indipendenza, passando per la necessaria fatica della costruzione di un percorso unitario che non sia solo elettorale ma investa un progetto politico, e arrivando alla riflessione sull’insufficienza di giunte che siano solo oneste ma che non si schierino risolutamente in un campo alternativo a tutti i progetti dominanti, è emersa forte la voglia di cimentarsi collettivamente con la sfida della “deframmentazione” di percorsi sociali e soprattutto politici.
Presenti anche componenti più fortemente meridionaliste la cui proposta, incentrata sulla generica rivalsa nei confronti dell’oppressione patita storicamente dalle regioni meridionali ad opera del settentrione, ci è parsa però incapace di contribuire a un discorso ancorato a logiche sociali, e di classe, e di rimessa in discussione della delega come ambito privilegiato delle relazioni politiche. Proporre logiche di tipo “nazionalistico” non è una soluzione praticabile agli enormi problemi sociali vissuti dai nostri territori.
Intorno alle 19:30, anticipandosi un po’ sui tempi previsti per evitare il deflusso soprattutto dei/delle partecipanti da fuori Napoli, è stata data lettura del dispositivo finale dell’assemblea “per la costruzione di una proposta di governo dei nostri territori profondamente alternativa
– alle politiche anti sociali e di austerità prodotte dalla UE, – all’iniquità del federalismo fiscale di cui si sono fatti interpreti le forze politiche delle larghe intese, più o meno dichiarate, dal PD a Caldoro, – al saccheggio dei nostri territori depredati dai poteri economici, dalla criminalità organizzata e dall’intreccio tra economa legale e illegale.
– per l’innovazione delle pratiche e delle forme dell’agire comune con l’obiettivo di dar vita a una Coalizione Politica e Sociale che coinvolga tutte le energie e le risorse che esistono nella Regione, a partire dalle convergenze di programma e dalla valorizzazione delle differenze sia sul piano politico che sociale.”
Operativamente, si terranno appuntamenti territoriali in tutta la Regione Campania entro il 31 Gennaio, che producano contributi nelle due aree di lavoro individuate dal dispositivo finale: programma e pratiche, seguite poi da una nuova assemblea regionale prevista per metà Febbraio che faccia il punto del lavoro svolto e prosegua il percorso.
La piattaforma di condivisione delle assemblee e dei contributi è disponibile all’indirizzo web appellomaggio.wordpress.com