Le elezioni regionali tra la ripresa delle lotte e l’astensione

Risoluzione dell’Esecutivo nazionale
di Sinistra Anticapitalista

Le elezioni regionali dell’Emilia Romagna e della Calabria segnano, con lo straordinario incremento dell’astensione, un nuovo passo avanti della crisi di ciò che resta della democrazia nel nostro paese.

Oramai, occorre rilevarlo, l’astensione non è più un fenomeno solo legato al disinteresse per la politica, ma è diventato per molte e per molti il proprio modo di esprimersi in politica. Esso dipende dal diffuso rifiuto per la politica ufficiale, per le azioni di chi ci governa a livello nazionale e locale, per l’inesistenza o l’incapacità di altre forze esprimere un’opposizione efficace e condivisibile al governo, per il palese fallimento di tutti i progetti politici. E’ una condanna per il centrosinistra del tutto allineato con le scelte dei “poteri forti”, delle banche, delle grandi imprese, delle multinazionali, per il centrodestra, colpevole di aver governato e sgovernato il paese nell’epoca precedente, per lo stesso Movimento 5 stelle che è stato incapace di rappresentare efficacemente nelle istituzioni e nella società la grande fiducia accordatagli solo un anno e mezzo fa.

E’ anche un segno della estrema debolezza della sinistra, per i suoi terribili errori passati ma anche per le ambiguità dell’oggi, ancora largamente percepita come parte di quel mondo politico che chi si astiene rifiuta.

Le dichiarazioni di sufficienza dei politici ci fa capire come questa astensione condanna, sì, Renzi, Berlusconi, Grillo, ma lascia intatte in mano al governo le leve del potere e lascia indisturbati i politici nel gestire scelte sociali ed economiche devastanti per le nostre condizioni di vita.

In un paese come l’Italia, in una regione come l’Emilia Romagna, sembra assurdo, ma il governo di 4 milioni e mezzo di abitanti viene lasciato in mano a un partito che ha ottenuto il 17,7% dei voti esprimibili.

Il successo della Lega Nord di Salvini non è certo travolgente come viene descritto, ma resta comunque un dato che si combina con la crisi della democrazia e con le grandi difficoltà del movimento dei lavoratori ad esprimere un progetto alternativo e estremamente preoccupante per i contenuti razzisti e xenofobi che esprime e per la sua sempre più stretta commistione con gruppi esplicitamente fascisti e nazisti.

Fortunatamente questa caduta di consenso, che pure nel voto si è espressa solo attraverso l’astensione, si sta però esprimendo anche in forma attiva e con segno positivo nelle piazze e nei luoghi di lavoro, nei territori e nelle città con una ripresa della mobilitazione sociale.

Le scelte di politica antipopolare del governo (bene sintetizzate dal Jobs Act, dal Salva-Italia e dalla legge di stabilità) stanno provocando scioperi, azioni di lotta, manifestazioni. E’ un fenomeno ancora iniziale che però va sostenuto e che deve diventare il terreno principale di azione della sinistra sociale e politica.

La gravità della situazione, la debolezza della sinistra, le difficoltà di tutte le proposte sindacali impongono la creazione del più vasto e unitario fronte comune di lotta e di azione. In un contesto come questo, ogni azione che abbia come preoccupazione principale la lotta tra sigle, l’affermazione di una proposta a discapito della indispensabile unità di azione è obiettivamente un aiuto agli avversari, un ulteriore elemento di indebolimento generale.

Nel prossimo periodo saranno questi gli assi di azione di Sinistra Anticapitalista sul terreno delle mobilitazioni sociali e su quello dell’iniziativa politica.

Per questo fin da subito lavoriamo perché il 12 dicembre sia veramente una mobilitazione, grande, partecipata, dal basso, costruisca il massimo di unità possibile e allo stesso tempo al suo interno si esprima nelle forme più ampie una radicalità di contenuti (il ritiro immediato del Jobs Act, dello “Sblocca Italia” e della Legge di stabilità e gli obbiettivi di salvaguardia del salario e dell’occupazione), chiedendo la cacciata del governo Renzi e creando le condizioni per la continuazione e l’allargamento della lotta anche dopo questa cruciale scadenza per il movimento dei lavoratori e per tutti gli altri soggetti sociali che in questo autunno stanno rialzando la testa.