L’inutile rito della sala verde, Renzi tira dritto! Ora sciopero generale

di Sergio Bellavita, portavoce “Il sindacato è un’altra cosa – Opposizione Cgil”, da rete28aprile.it

L’unica notizia vera dell’incontro tra Renzi e Cgil-Cisl-Uil è che ci saranno nuovi incontri. Il prossimo è previsto per il 27 ottobre, due giorni dopo la manifestazione della Cgil. Il resto è la riproposizione più o meno edulcorata delle posizioni ormai note del governo, dalle modifiche sull’articolo 18 alla questione dell’alleggerimento della contrattazione nazionale. Insomma Renzi tira dritto mettendo però sapientemente sul piatto del rapporto con Cgil-Cisl-Uil la proroga dello sgravio fiscale degli 80 euro, il Tfr in busta paga forse in un’unica soluzione a febbraio e una legge sulla rappresentanza sindacale che garantisca il sistema del 10 gennaio nella revisione degli assetti contrattuali a favore della contrattazione aziendale (non a caso il riferimento al modello Fiat campeggia ovunque).

E magari dietro il velo dell’ufficialità anche il tema del ruolo dei Caaf tanto caro a organizzazioni sindacali già stremate dal calo degli iscritti, delle entrate e dal taglio dei distacchi sindacali nel pubblico impiego. Materia sufficiente a evidenziare subito, ma non è una novità, la divisione sindacale tra Cgil Cisl e Uil.

Il senso delle dichiarazioni della neo segretaria della Cisl Furlan è di apertura al governo, quelle di Susanna Camusso sono improntate ad una fredda presa d’atto sull’assenza di novità. Così non va.

Renzi esce vincente da questo incontro. Ottiene l’avvio di quel terreno paludoso, non più la concertazione morta e sepolta, che è la questua tra le parti vista l’assenza di margini di bilancio decisa da Renzi, che tuttavia può consentirgli di ammorbare sempre di più l’oggetto del contenzioso con la Cgil, materia da addetti ai lavori e militanti, sino a renderla incomprensibile ai più e confermare così l’idea che in fondo in fondo alla base del contenzioso c’è la difesa d’organizzazione. Per queste ragioni sarebbe necessario rompere con il governo e dichiarare sciopero generale, come peraltro promesso dalla Camusso nel caso di decreto legge sul Jobs Act. Farlo con nettezza, senza indugi e ambiguità.

Se il 25 ottobre vuole essere davvero l’avvio di una nuova fase bisogna divenire il sindacato della lotta sociale e politica all’austerità. Il quadro dell’attacco che viene portato è drammaticamente chiaro. Manca una risposta sindacale adeguata.