Capitolo 3. L’autunno come nuova fase dell’austerità
Il Coordinamento Nazionale di Sinistra Anticapitalista nella sua riunione del 25 settembre ha discusso ed approvato un documento che sintetizza il quadro sociale e politico dello scontro di classe nel nostro paese, definendo alcune proposte politiche e l’impegno dell’organizzazione per una mobilitazione ampia, unitaria e generale nella battaglia di autunno che si è aperta.
Contro il governo Renzi costruire percorsi unitari di lotta
Documento del Coordinamento nazionale di Sinistra Anticapitalista
Bellaria, 25 settembre 2014
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Capitolo 3
L’autunno come nuova fase dell’austerità
E infatti l’autunno che si apre nelle intenzioni del padronato è la stagione in cui le politiche dell’austerità devono conoscere un nuovo salto in avanti con la cosiddette “riforme”. In realtà non di riforme si tratta, ma di una ulteriore discesa agli inferi verso il modello greco.
1. In ballo ci sono sostanzialmente alcuni elementi che non a caso hanno caratterizzato le politiche della Troika sia in Grecia che in Portogallo:
• In primo luogo la controriforma dello Statuto dei lavoratori, ovverosia la piena liberalizzazione dell’uso della forza lavoro; in questo periodo è stato proprio Draghi a chiedere a gran voce la piena flessibilizzazione del lavoro richiamando tutte le esperienze più significative che si sono prodotte in Europa, dalla Germania alla Spagna, passando per l’Irlanda, come strumento decisivo per “la ripresa”. Sulle questioni del lavoro esiste uno scarto tra i diritti del lavoro che ancora sussistono, frutto del secondo dopoguerra e per quanto riguarda l’Italia, soprattutto dell’aborrita stagione degli anni 70, e i rapporti di forza profondamente modificati a vantaggio del capitale per le sconfitte della classe operaia. Per i padroni la “riforma” definitiva del mercato del lavoro è trasferire pienamente sul piano giuridico, la realtà attuale dei rapporti di forza sui luoghi di lavoro, avere il pieno comando sulla forza lavoro, privata di tutela e diritti. Non è in gioco solo quel che resta dell’articolo 18, ma il tentativo di rendere il lavoro salariato una variabile dipendente assoluta dell’impresa: nella scelta della modalità dell’assunzione, nella discrezionalità dello sfruttamento nell’azienda, nel diritto di liberarsi dei lavoratori scomodi; siamo di fronte a una ulteriore modifica radicale della condizione di vita e di lavoro della classe lavoratrice.
• Un drastica riduzione della spesa pubblica che significa quindi anche il licenziamento di una parte cospicua di coloro lavorano alle dipendenze dirette o indirette dello stato e la privatizzazione di tutta una serie di servizi.
• Una riduzione generalizzata del salari, già in corso, ma che dovrebbe raggiungere almeno l’obiettivo di una riduzione media del 20%. Quanto è avvenuto al Comune di Roma ed anche altrove, con la cancellazione delle retribuzioni integrative, il perpetuarsi del blocco contrattuale per le lavoratrici e i lavoratori pubblici e così anche il progetto della “buona scuola” indicano che la strada è stata intrapresa.
• Lo smantellamento di quella scuola democratica, di massa e, relativamente, di qualità che le lotte degli anni sessanta e settanta del novecento avevano imposto, con la sempre più evidente pratica dell’obiettivo di fare spazio alla scuola privata (e, prevalentemente, confessionale) per i figli delle classi più abbienti, lasciando alla scuola pubblica (peraltro sempre meno gratuita) il ruolo di sorveglianza e contenimento sui figli delle classi popolari e delle periferie.
• Inevitabile che questo percorso finisca con il mettere in discussione anche i livelli delle prestazioni pensionistiche, e non certo solo quelle alte, ma anche quelle ben più basse intervenendo su una platea di milioni di persone per poter far realmente cassa.
• La controriforma dello Statuto dei lavoratori, ovverosia la piena liberalizzazione dell’uso della forza lavoro, cioè la libertà di licenziamento senza più particolari restrizioni. In questo periodo è stato proprio Draghi a chiedere a gran voce la piena flessibilizzazione del lavoro richiamando tutte le esperienze più significative che si sono prodotte in Europa, dalla Germania alla Spagna, passando per l’Irlanda, come strumento decisivo per “la ripresa”.
• La cancellazione delle norme a tutela della salute delle lavoratrici e dei lavoratori e della difesa dell’ambiente sull’altare della competitività.
• Nuove forme di regali fiscali per i padroni, a cui dovrebbe anche corrispondere la riduzione di quelle agevolazioni fiscali (detrazioni, deduzione) che finora hanno reso più sopportabile un sistema di tassazione ormai costruito su una pressione fiscale altissima sui lavoratori dipendenti.
• La svendita ai privati del patrimonio pubblico.
2. La persistenza della crisi economica, per altro alimentata dalle politiche fin qui condotte, nonché il ricatto del debito sarà usato fino in fondo, per giustificare e per far accettare obtorto collo, queste vergognose nuove misure che riportano la società all’ottocento.
Uno degli obbiettivi della borghesia è proprio di far interiorizzare nella popolazione questa situazione come fatto oggettivo, necessario, che per una fase la società ha vissuto sopra le sue possibilità e che oggi si deve tornare all’antico, e che in questo “antico” c’è anche l’accettazione di una società in cui la classi sono date, che è normale ed anche giusto che ci siano le disparità sociali, i ricchi e i poveri, i salvati meritevoli per censo e cultura e i condannati allo sfruttamento e alla vita grama.
Si sbagliano profondamente quelli che pensano che queste miserabili scelte del padronato siano congiunturali ed irrazionali, in quanto creano una crisi avviluppata su se stessa e profonde ingiustizie sociali. Si sbagliano coloro che pensano che “la nottata possa passare”, che una buona proposta di carattere keynesiano, possa infine convincere i potenti e far tornare il treno sulle sue rotaie.
Gli strumenti portanti delle politiche liberiste dell’austerità sono più che mai in piedi e ben strutturati: dagli stretti vincoli di bilancio previsti dai vari trattati fino al Fiscal Compact, dalle norme del six pack a quelle del two pack, per arrivare alle scelte della BCE e alla complessiva gestione che a tutto questo assicura la Troika (Commissione europea, Fondo monetario internazionale, Banca centrale europea). La composizione della Commissione, di recente nomina, ne è solo un’ulteriore conferma.
La discussione molto avanzata sul nuovo Trattato transatlantico con la totale liberalizzazione dei mercati a vantaggio delle multinazionali che potranno prendere il sopravvento sulle stesse decisioni dei governi e sulle legislazioni degli stati nazionali, esprime fino in fondo “l’esprit fou” del capitale e lo spirito animale vorace del capitalismo attuale.
3. Sono scelte generali di tutta la borghesia europea, riflettute e costruite negli anni che anzi usa la crisi per portarle e generalizzarle fino in fondo; e non riguardano soltanto i cosiddetti paesi della periferia, anche perché l’Italia non è un paese della periferia ed ancora meno lo è la Francia, in cui il nuovo governo uscito dalla crisi del PS inizia proprio ora il suo percorso ultraliberista.
Siamo di fronte a una lucida scelta della borghesia che ha non solo carattere strategico, ma una vera drammatica dimensione storica; porre fine a un modello di società, quello europeo, in cui la classe dominante aveva dovuto fare una serie di concessioni alla classe lavoratrice e accettare un certo livello di vita democratico e sociale; un’intera epoca deve finire. E’ una scelta politica ideologica ed economica sospinta dalla concorrenza intercapitalista con gli altri soggetti del capitale sparsi per il mondo. Ma in questo modo si vuole chiudere fino in fondo con l’anomalia del novecento, con un periodo storico in cui una classe subalterna, la classe operaia in varie forme e in tempi diversi, con modalità e risultati diversi e anche con grandi sconfitte, ha però cercato di riprendere il mano il proprio destino, cioè di cacciare i padroni e di governare la società. Questa speranza deve essere spenta per sempre.
Per questo non sono bastati in alcuni paesi anche grandi mobilitazioni per interrompere queste politiche, per imporre una marcia indietro. In soccorso dei governi e della borghesia di quel paese sono intervenute le forze dominanti europee perché non si deviasse dal cammino, in Grecia come in Portogallo ed anche in Italia Il padronato non si ritrae di fronte a questa o quella mobilitazione, punta alla vittoria finale, utilizzando tutti gli strumenti politici a a sua disposizione: l’unità nazionale, ma anche la finta alternanza e domani forse anche governi più autoritari e repressivi, se necessario.
Le forze anticapitaliste devono essere consapevoli di questo nuovo periodo storico, consapevoli della straordinaria partita politica e sociale storica che si sta giocando.