Palestina – Italia. Considerazioni di un militante
di Giorgio Antonio Coluccis
30 luglio 2014
Anche oggi sono stato al sit-in a Roma, per la Palestina e contro il massacro dell’esercito sionista. Anche oggi lo scoramento era forte, eravamo circa 20 con punte di 30 persone e mentre ero lì riecheggiava nella mia mente le parole di Vittorio Arrigoni: “Restiamo umani”. Credo che oggi il problema sia proprio questo. Quella parte di “umanità” a cui si riferiva Vittorio fatta di rispetto l’un per l’altro, per l’ambiente, solidarietà, ripugnanza di fronte alla violenza, orrore di fronte alle stragi, e via dicendo, credo che oggi sia fortemente regressiva. E’ vero che i media distorcono l’informazione e non dicono, per esempio, che lo stato di Israele è nato sia per tutelare gli interessi economici degli USA e dell’Europa Occidentale nel mondo arabo sia perché proprio l’Europa in meno di venti anni aveva perseguitato e vessato i cittadini/e di religione ebraica e massacrato sei milioni di essi per cui esaudire le richiesta di un gruppo di ebrei, i sionisti, era quasi un dovere. I media non dicono che le Nazioni Unite hanno sancito la nascita di Israele, ma non hanno mai dato corso alla nascita dello Stato Palestinese e questo ha permesso allo stato israeliano di estendere i propri confini occupando territori assegnati ai palestinesi scacciando i legittimi abitanti; sino ai giorni prima dell’inizio dei bombardamenti in atto i coloni occupavano illegalmente nuovi territori e l’esercito israeliano piazzava chek-point per difenderli. Spesso, invece, i media parlano di “popolo ebraico” come se fosse un gruppo etnico o un gruppo socio/culturalmente omogeneo insediato in un territorio, non è cosi, è falso, gli ebrei sono cittadini di origine etniche le più disparate e con un retroterra socio/culturale di varia origine (Russi, Libici, Inglesi, Francesi, Australiani, ecc.) che professano la religione ebraica, tutto qui, come i musulmani, i cristiani, i buddisti, gli induisti, ecc.; per cui parlare di popolo ebraico è scorretto e fuorviante e serve solo a giustificare la nascita di Israele. Sempre sulla disinformazione nessuno ricorda che Gaza è stata chiusa, da una parte dall’esercito sionista e dall’altra da quello egiziano, dopo che Hamas aveva vinto legalmente, certificato da osservatori internazionali, le elezioni e quindi se non avessero scavati i famigerati “Tunnel” da cui facevano entrare alimenti e medicinali, oggi gli abitanti di Gaza sarebbero tutti morti di fame o di malattie. Nessuno dice che per ottenere la nascita dello stato di Israele ci sono state numerose azioni terroristiche portate avanti dai gruppi sionisti contro le istituzioni britanniche che controllavano la Palestina come quella all’Hotel “King David” di Gerusalemme che fece 91 vittime. Sulle omissioni dei nostri media potrei andare avanti per intere pagine, ma sulla strage che lo stato di Israele sta compiendo in questi giorni i nostri organi di informazione, in un primo momento hanno cercato di minimizzare e di dividere le responsabilità al 50% tra lo stato sionista e Hamas, ma da oltre una settimana, pur parlando sempre dei razzi palestinesi, mettono in evidenza sia la devastante azione dello stato israeliano sia che questa guerra sta mietendo un numero impressionante di vite umane e che la stragrande maggioranza di esse sono cittadini innocenti la cui unica colpa è quella di essere nati e di voler vivere in Palestina, viene denunciato come i bombardamenti hanno colpito scuole, ospedali e centri dell’Onu uccidendo centinaia di civili. I media dicono chiaramente che ci sono oltre 1450 morti, sino ad oggi, che i feriti sono oltre 8500 che gli sfollati sono oltre 240.000; numeri e immagini inequivocabili: è in corso una strage e la si attua con una violenza inaudita senza il rispetto per nessuno, basta pensare al massacro israeliano perpetrato due giorni fa, durante il cosiddetto cessate il fuoco umanitario, quando gli F-16 hanno sparato missili nel mercato affollato di Shujeiyah in cui centinaia di persone hanno approfittato della tregua per comprare cibo e rifornimenti. La tragedia è immane e si vede e si legge sui media, ma ai sit-in non ci sono più di 30 persone, praticamente gli organizzatori e qualche palestinese eppure se si percorrono 1000 metri e si arriva a via del corso la strada è affollata i saldi attirano la gente in un’ora nella sola via passeranno almeno 1000 persone. Questa, secondo me, è la nostra tragedia, l’indifferenza, non ci importa se muoiono 1500 persone se un bambino di 5 anni muore per un tumore causato dai veleni dell’Ilva a Taranto; già oggi è morto un ragazzino che è nato con il tumore e nonostante ciò l’Ilva continua ad emettere i suoi veleni, ad uccidere, con l’autorizzazione dei governi italiani. Purtroppo questo episodio come l’orrenda strage in Palestina hanno in comune due fattori importanti; uno che al potere cieco e totalitario (altro che democrazia) non importa se la gente muore l’importante è raggiungere i loro obiettivi; il secondo è che ormai la stragrande maggioranza di noi è indifferente, non reagisce di fronte alla morte ed alla violenza ed accetta tutto passivamente salvo poi impazzire ed ammazzare qualcuno. Queste considerazioni portano tristezza e amarezza, ma mi fanno pensare a quanto oggi sia importante mantenere vivo il valore di parole come solidarietà, rispetto degli esseri umani, lotta contro ogni violenza, coscienza critica, e quindi quanto è importante l’impegno che ogni uno di noi mette nella sua militanza politica che è soprattutto lotta contro l’ignoranza, l’arroganza e la violenza del potere, contro l’assuefazione alle ingiustizia ed alle stragi, per mantenere viva quell’accezione positiva e costruttiva della frase di Vittorio Arrigoni “Restiamo umani”.

