Lenin nel 1914: un veggente in un mondo di ciechi

Riprendiamo due saggi di stretta attualità di Lars. T. Lih, già apparsi sul sito Movimento operaio  e  ripresi da A L’Encontre, come risposta alle mistificazioni celebrative del “centenario della Grande guerra”. (clicca qui per leggere il saggio completo in Pd Lenin nel 1914 – Un veggente in un mondo di ciechi (1)) [In foto rifugiati belgi ad Antwerp nel 1914]

Lars T. Lih

da A L’Encontre

La Prima Guerra mondiale, prodotto dei conflitti interimperialistici, è argomento di pubblicazioni varie in quest’anno di “commemorazione”. Tuttavia, “nella sinistra della sinistra” regna un profondo silenzio sui dibattiti strategici – sottesi all’analisi del contesto mondiale – in corso nella socialdemocrazia internazionale rivoluzionaria
ante-1914. Dibattiti che vertono – quelli che sono i più pertinenti in quanto connessi alla comprensione della fase – sulla dialettica tra imperialismo, guerra e rivoluzione.
Lo scoppio della Prima Guerra mondiale ha portato forse Lenin a rompere con il “marxismo della II Internazionale”? Nell’estratto che segue (tradotto dalla redazione di A l’Encontre) del suo contributo a un
libro che uscirà alla fine di quest’anno (Cataclysm 1914),*lo storico inglese Lars T. Lih spiega che è
incontestabile il contrario, rompendo così con quanti, in seguito a una lettura parziale, non hanno preso
attentamente in esame la concatenazione degli sviluppi delle elaborazioni dei due intellettuali-militanti
(Kautsky e Lenin) – che la guerra e la rivoluzione separeranno – fin dagli inizi del XX secolo.
Lars T. Lih è autore, tra le altre, di un’opera di riferimento – che fa quindi discutere – dal titolo Lenin
Rediscovered. What is to Be Done? In context (Ed. Haymarket, Historical Materialism Book Series,
2008). [Nota redazionale di A L’Encontre]
leader-vladimir-lenin-revolutionary-949.si_Nell’ottobre 1914, poco dopo lo scoppio della Prima Guerra mondiale, Lenin scrive al compagno Alexandre
Šliapnikov (1885-1937): «Ormai odio e disprezzo Kautsky più di chiunque altri, con la sua vile, sporca e auto
compiaciuta ipocrisia». Si cita spesso questa mordente dell’atteggiamento di Lenin verso Kautsky, che sarebbe
rimasto immutato per il resto della sua vita.
Per capire però la visione delle cose da parte di Lenin, è più utile in fondo un altro suo commento. Quattro giorni dopo Lenin scriveva, sempre a Šliapnikov: «Procurati assolutamente e rileggi (o fatti tradurre) La via al potere
(1909)di Kautsky (e guarda) che cosa ha scritto a proposito della rivoluzione nella nostra epoca! E come oggi giochi a fare il disfattista e sconfessi tutto ciò!». Lenin seguì lui stesso il proprio consiglio. Nel dicembre
1914 si è preso il tempo di tornare a scorrere quel libro e ha riempito una pagina e mezzo di citazioni, che ha
inserito in un articolo dal titolo “Sciovinismo morto e socialismo vivente”.Scrisse: «Ecco che cosa scriveva
Kautsky in un passato molto, molto remoto – era circa cinque anni fa. Ecco che cos’era la socialdemocrazia tedesca o, più esattamente, quel che pretendeva di essere. Era il tipo di socialdemocrazia che si poteva e doveva rispettare». Da questi commenti si possono ricavare tre cruciali constatazioni circa l’impatto della Prima Guerra mondiale su Lenin. In primo luogo, Lenin ha riaffermato appassionatamente la visione delle cose che aveva l’ala della II Internazionale che lui e altri chiamavano “la socialdemocrazia rivoluzionaria”. Non l’ha rigettata, non l’ha ripensata. In secondo luogo, nonostante il suo furore contro il comportamento di Kautsky [Praga 1854 – Amsterdam 1938] dopo lo scoppio della guerra [nel 1914 Kautsky si alinea con la maggioranza della socialdemocrazia tedesca e vota i crediti di guerra], Lenin continua a considerare il Kautsky di prima della guerra il portavoce più perspicace della socialdemocrazia rivoluzionaria. In terzo luogo, la cosa più importante per Lenin in quel cruciale momento era l’analisi che aveva prodotto Kautsky della «rivoluzione della nostra epoca» – o, nella formulazione più espressiva dello stesso Kautsky, «la nuova epoca di guerra e rivoluzione».