La Palestina, cuore del mondo
«Il popolo palestinese tiene sulle sue deboli spalle
l’avvenire dell’umanità, tra barbarie e liberazione»
di Michael Warschawski, giornalista e militante pacifista israeliano, cofondatore e presidente del Centro d’informazione alternativa di Gerusalemme, da Entre les lignes
La Palestina – Il cuore del mondo
La squadra di calcio dell’Algeria ha appena annunciato che darà tutto il suo premio ai palestinesi di Gaza. Combattiva e con un gioco piacevole, non è riuscita a battere gli Stati Uniti e superare gli ottavi di finale, ma questo gesto verso la popolazione martire di Gaza la mette sul podio del campionato della solidarietà internazionale.
Ai Fennecs [nome della squadra nella stampa francofona] bisogna aggiungere un altro algerino (o piuttosto franco-algerino), il prestigioso cannoniere della squadra francese, Karim Benzema, che in molte occasioni ha espresso la sua solidarietà al popolo palestinese.
Che cosa fa sì che, anche in questo sport di competizione, dove gli attori si preoccupano più delle cifre astronomiche che incassano che dei valori morali, ci sia una tale passione per la Palestina e il suo popolo? La risposta che ci danno i sostenitori incondizionati dello Stato ebraico non ci può sorprendere: dietro questo sostegno alla Palestina si nasconde, o piuttosto non si nasconde neanche, l’antisemitismo, soprattutto se si tratta di arabi, di qualsiasi posto siano. Avendo interiorizzato la teoria dello «Scontro di Civiltà», i sostenitori incondizionati di Israele vedono nella solidarietà alla Palestina l’espressione dell’odio eterno (sic!) del mondo musulmano verso quella che chiamano la civiltà giudaico-cristiana. La storia del mondo si riassumerebbe in questa guerra eterna, iscritta nel codice genetico della civiltà musulmana: è quello che ci si ripete senza sosta ormai da più di un quarto di secolo, tralasciando i due millenni di antisemitismo cristiano e i numerosi secoli di coesistenza giudaico-musulmana più o meno armoniosa. A meno di sbagliare gravemente, Treblinka non era nel Magreb, né Sobibor un sobborgo di Damasco.
A prima vista, l’argomento della solidarietà comunitaria è più raffinato: se si è arabi o musulmani si sostengono i palestinesi che sono arabi, così come se si è ebrei si è a fianco dello Stato ebraico. Sarebbe così che va il mondo.
Ma questa riduzione della simpatia verso la lotta dei palestinesi a una questione di solidarietà comunitaria si scontra con due fatti: le decine di milioni di persone che si sono mobilitate per i diritti del popolo palestinese sono lungi dall’essere tutte arabe o musulmane, e la posizione critica verso Israele della maggioranza delle istanze sindacali internazionali e dei movimenti sociali dei cinque continenti è il fatto di uomini e donne che appartengono anche a culture non arabe e non musulmane. Se torniamo al calcio, la squadra dell’Italia che dona simbolicamente la coppa del mondo che ha vinto nel 1982 all’ambasciata palestinese a Roma, non era composta da musulmani o arabi. E Messi che posa davanti alle fotocamere del mondo intero con una kefia sulla quale si può vedere il ritratto di Yasser Arafat, anche lui non è arabo.
Da qui la pertinenza della nostra domanda iniziale: da dove viene questa passione particolare – e unica dopo quella per il Vietnam negli anni sessanta e settanta – per la causa palestinese?
Il fatto è che da oltre mezzo secolo la Palestina è allo stesso tempo la trincea avanzata della guerra globale tra il disordine imperialista e i popoli, e il simbolo della resistenza all’ingiustizia strutturale che i grandi di questo mondo vogliono imporci con la forza. Non è esagerato dire che il popolo palestinese tiene sulle sue deboli spalle l’avvenire dell’umanità, tra barbarie e liberazione.
Sig. Netanyahu, lei è accusato di crimini contro l’umanità
di Nurit Peled-Elhanan, co-fondatrice dell’associazione israeliana e palestinese Bereaved Families for Peace [Famiglie in lutto per la Pace], premio Sakharov nel 2001, una delle promotrici del Tribunale Russell sulla Palestina, da Entre les lignes
La denuncia fa riferimento ai soli giorni 8 e 9 luglio
Sig. Netanyahu, lei è accusato dell’assassinio dei seguenti palestinesi a Gaza:
- Mohammed Sha’aban, 24 anni, è stato ucciso a Gaza City nel bombardamento della sua auto.
- Ahmad Sha’aban, 30 anni, morto nello stesso bombardamento.
- Khadir al-Bashiliki, 45 anni, morto nello stesso bombardamento.
- Rashad Yaseen, 27 anni, è stato ucciso nel bombardamento del campo profughi di Nusseirat in Gaza centrale.
- Riad Mohammed Kawareh, 50 anni , è stato ucciso nel bombardamento della casa della sua famiglia a Khan Yunis.
- Seraj Ayad Abed al-A’al, 8 anni, è stato ferito nello stesso bombardamento ed è morto in seguito alle ferite martedì sera.
- Mohammed Ayman Ashour, 15 anni, morto nello stesso bombardamento.
- Bakr Mohammed Joudah, 22 anni, morto nello stesso bombardamento.
- Ammar Mohammed Joudah, 26 anni, morto nello stesso bombardamento.
- Hussein Yousef Kawareh, 13 anni, morto nello stesso bombardamento.
- Mohammed Ibrahim Kawareh, 50 anni, morto nello stesso bombardamento.
- Bassim Salim Kawareh, 10 anni, morto nello stesso bombardamento.
- Mousa Habib, 16 anni, del quartiere al-Shujaiyah di Gaza City, è stato ucciso con il suo cugino di 22 anni mentre i due andavano su un motorino.
- Mohammed Habib, 22 anni, è stato ucciso con Mousa Habib.
- Sakr Aysh al-Ajouri, 22 anni, è stato ucciso in un attacco su Jabaliya, in nord Gaza.
- Ahmad Na’el Mehdi, 16 anni, del quartiere Sheikh Radwan di Gaza City, è stato ucciso in un bombardamento che ha ferito due suoi amici.
- Hafiz Mohammed Hamad, 30 anni, comandante della Jihad Islamica, è stato ucciso nel bombardamento della sua casa in Beit Hanoun, assieme a cinque membri della sua famiglia.
- Ibrahim Mohammed Hamad, 26 anni, morto nello stesso bombardamento.
- Mehdi Mohammed Hamad, 46 anni, morto nello stesso bombardamento.
- Fawzia Khalil Hamad, 62 anni, morta nello stesso bombardamento.
- Dunia Mehdi Hamad, 16 anni, morta nello stesso bombardamento.
- Suha Hamad, 25 anni, morta nello stesso bombardamento.
- Suleiman Salman Abu Soaween, 22 anni,
- Abdelhadi Jamaat al-Sufi, 24 anni, è stato ucciso in un bombardamento presso il valico di Rafah.
- Naifeh Farjallah, 80 anni, è stato ucciso in un attacco aereo contro la città di Moghraqa, a sudovest di Gaza City.
- Abdelnasser Abu Kweek, 60anni, è stato ucciso nel bombardamento del governatorato centrale di Gaza assieme a suofiglio.
- Khaled Abu Kweek, 31 anni, figlio di Abdelnasser Abu Kweek, è stato ucciso nello stesso bombardamento.
- Amir Areef, 13 anni, morto nel bombardamento su Sha’af.
- Mohammed Malkiyeh, un anno e mezzo, morto in un bombardamento assieme a sua madre e un giovane.
- Amniyeh Malkiyeh, 27 anni, madre di Mohammed Malkiyeh, morta nello stesso bombardamento.
- Hatem Abu Salem, 28 anni, morto nello stesso bombardamento.
- Mohammed Khaled al-Nimri, 22 anni
- Sahar Hamdan, 40 anni, morta nel bombardamento della sua casa in Beit Hanun.
- Ibrahim Masri, 14 anni, figlio di Sahar Hamdan, è stato ucciso nello stesso bombardamento
- Sconosciuto
- Sumoud al-Nawasra, una madre, è stata uccisa in un bombardamento assieme ai suoi due bambini.
- Mohammed Khalaf al-Nawasra, 4 anni, è arrivato all’ospedale “a brandelli.”
- Nidal Khalaf al-Nawasra, un bambino di età non riportata, morto assieme a Mohammed e Sumoud.
- Salah Awwad al-Nawasra, è stato ucciso nello stesso bombardamento. Il suo corpo è stato trovato sotto le macerie della casa.
- Amal Youssef Abdel Ghafour.
- Ranim Jawde Abdel Ghafour, una giovane ragazza.