28 maggio 1974, a Brescia
Io so
di Pier Paolo Pasolini
Io so.
Io so i nomi dei responsabili di quello che viene chiamato “golpe” (e che in realtà è una serie di “golpe” istituitasi a sistema di protezione del potere).
Io so i nomi dei responsabili della strage di Milano del 12 dicembre 1969.
Io so i nomi dei responsabili delle stragi di Brescia e di Bologna dei primi mesi del 1974.
Io so i nomi del “vertice” che ha manovrato, dunque, sia i vecchi fascisti ideatori di “golpe”, sia i neo-fascisti autori materiali delle prime stragi, sia infine, gli “ignoti” autori materiali delle stragi più recenti.
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di Flavio Guidi
Giusto 40 anni fa, il 28 maggio 1974, a Brescia, in Piazza della Loggia, una bomba fascista e di stato (come quella precedente di Piazza Fontana e quelle successive dell’Italicus e della stazione di Bologna) esplodeva durante una manifestazione antifascista organizzata dalle confederazioni sindacali, uccidendo 8 compagni e ferendone altri 102.
Anche se 40 anni di depistaggi, silenzi, omissioni, coperture, omicidi, hanno fatto sì che non si sia ancora individuato un colpevole dal punto di vista “giudiziario”, la verità, riconosciuta da milioni di lavoratori, di antifascisti, è ancora quella gridata ai funerali delle vittime, il 31 maggio di 40 anni fa: “Piazza Loggia, Piazza Fontana, mano fascista, regia democristiana!”. Questa verità “non ufficiale”, sintetizzata nelle famose parole di Pasolini, urlata da decine, centinaia di migliaia di persone in faccia ai massimi esponenti del potere borghese di allora, facendoli impallidire, zittire e poi andarsene con la coda tra le gambe (presidente Giovanni Leone in testa!), è stata rilanciata anche stamane, durante la manifestazione per il 40° anniversario, da centinaia di compagni. Quest’anno le forze repressive non sono intervenute (come purtroppo era successo negli ultimi anni, in particolare due anni fa) per impedire l’accesso in piazza ai lavoratori, agli studenti, agli antifascisti che non accettavano la solita commemorazione insulsa, basata nell’ultimo ventennio su una generica “solidarietà antiterroristica” che arrivava a coinvolgere sul palco delle “autorità” esponenti dei partiti di destra e persino talvolta dirigenti del PdL provenienti da AN, ex MSI, vicini, negli anni ’70, agli ambienti dell’estremismo neofascista da cui proveniva la manovalanza bombarola antiproletaria.
Anche per aggirare l’eventuale intervento repressivo i compagni della sezione di Brescia di Sinistra Anticapitalista (un certo numero dei quali proviene da Avanguardia Operaia, la stessa organizzazione in cui militavano Giulietta Banzi e Luigi Pinto, due dei compagni uccisi) decidevano di proporre a tutte le realtà dell’estrema sinistra bresciana ed in particolare al Coordinamento “intersindacale” contro l’Austerità (COBAS, sinistra CGIL, ORMA, USI) la presenza in piazza dietro ad uno striscione di questo tipo: Quelli di AVANGUARDIA OPERAIA, contro la strage fascista e di stato, 28/05/1974, recante anche le foto dei due compagni di AO assassinati.
La proposta veniva accettata e lo spezzone restava in piazza, ricevendo la simpatia e l’appoggio di molti dei presenti (oltre alla curiosità quasi da “antiquari” di giornalisti e fotografi), tra i quali gli stessi figli (e nipotini) di Giulietta (uno dei quali è oggi deputato “renziano” del PD, il che non gli ha impedito di venire a stringere la mano a quelli che onestamente riconosce come “continuatori” dell’impegno della madre). Inoltre dietro lo striscione è giunto poi il corteo del resto dell’estrema sinistra bresciana (soprattutto gli studenti) proveniente da un altro concentramento, e che ha potuto, finalmente, entrare a sua volta indisturbato nella piazza gremita come da tempo non si ricordava (forse 6-7 mila persone). Dopo aver deposto dei fiori (ed i cartelli con le foto di Giulietta e Luigi) alla stele che ricorda i compagni assassinati, al canto dell’Internazionale e lanciando slogan che ricordavano il nesso tra stragi fasciste, stato borghese e potere dei padroni, un corteo di circa 500 compagni, con alla testa il surreale striscione dei “reduci” di Avanguardia Operaia, si recava alla vicina Prefettura, luogo simbolico del potere dello stato borghese in ogni città d’Italia, senza incidenti di sorta. Della serie “Noi non dimentichiamo, abbiamo pazienza e memoria lunga!”.
Un saluto a pugno chiuso da una Brescia un po’ “anni settanta”.