Chiamparino e il suo blocco sociale subalpino

 

di Franco Turigliatto

Trascinato dal risultato nazionale del PD il candidato del centro sinistra alle elezioni regionali del Piemonte, Chiamparino, ottiene una netta vittoria (oltre il 47%) distanziando di molto il candidato di Forza Italia e Lega Nord, Pichetto (22,37), ed anche il candidato grillino, Bono che giunge solo terzo (21,11%): quest’ultimo, complici i sondaggi e le sue piazze piene, aveva sperato di poter addirittura battere l’ex sindaco di Torino.

marchionne_chiamparinoAncora una volta dunque il blocco sociale e politico che già da vent’anni governa Torino e provincia si dimostra una macchina da guerra che respinge tutti gli assalti dei potenziali concorrenti. Anzi, questa egemonia si trasferisce a livello regionale e nelle altre province piemontesi, dove finora le forze della destra avevano mantenuto una consistente maggioranza.

A dire il vero il promotore di una solida alleanza con i poteri forti (messa in atto oggi da Renzi su scala nazionale) era stato proprio Chiamparino che l’ha realizzata fin dall’inizio degli anni ’90, quando, dopo un negativissimo risultato al primo turno da parte del PDS nelle elezioni comunali, aveva costruito una vasta coalizione al secondo turno che aveva sconfitto il mitico sindaco della sinistra, Novelli, sostenuto dal PRC, facendo eleggere il Preside del Politecnico, Castellani. Con questo sindaco le élites locali vararono il progetto di “Torino International” con il superamento della vecchia vocazione industriale della città favorendo la progressiva riduzione degli assetti manifatturieri della regione a vantaggio di un “nuovo modello di sviluppo”.

Questo blocco sociale comprende la Fiat (prima sotto la guida diretta degli Agnelli e poi di Marchionne/Elkan), la Banca San Paolo, poi integrata in Intesa, gli apparati delle tre organizzazioni sindacali, l’apparato politico del vecchio PCI, tutta la rete delle cooperative sociali e non, la gerarchia ecclesiastica ed infine la procura di Torino che in questi ultimi anni ha mostrato tutta la sua solerzia nello stroncare con atti repressivi la resistenza del popolo della Val di Susa all’opera distruttiva del Tav. Molti di questi soggetti economici e sociali sono direttamente e in varia misura interessati a questo gigantesco affare.

A livello regionale le forze politiche che costituiscono questo blocco avevano avuto difficoltà a conseguire successi elettorali durevoli contro i partiti della destra, ma il pressapochismo di quest’ultimi ha infine aperto la strada al netto successo di Chiamparino, che ha saputo conquistare consensi anche attraverso una intensa attenzione rivolta ai sindaci dei piccoli e medi paesi, nelle zone tradizionalmente sostenitrici della destra.

La coalizione di centro sinistra ha stroncato così le velleità dei grillini che misurano oggi quale sia la forza di questo aggregato economico, istituzionale e sociale di costruzione del consenso. I partiti della destra, divisi tra loro, impossibilitati a correre per la vittoria, hanno però utilizzato le loro postazioni per mantenere una presenza e una rappresentanza significativa nelle diverse province e regione in attesa di tempi più favorevoli.

In realtà contro questo blocco economico e sociale anche la sinistra di classe, ogni volta che in qualche modo ci ha provato (episodicamente), ha sbattuto la testa. Rifondazione prima della crisi del partito del 2008 ci provò nelle elezioni provinciali del ’99 e poi in quelle comunali, ottenendo risultati esigui, che, tuttavia, in presenza di un forte partito su scala nazionale, gli garantirono ancora una rappresentanza istituzionale, se pure ridotta.

La scelta opposta, quella dell’alleanza con il centro sinistra favoriva invece Rifondazione in termini di voti e di eletti e fu quindi a più riprese praticata, rendendola però subalterna alle scelte filo capitaliste delle coalizioni guidate dal PD, ed accentuandone crisi. Non avendo questa forza per lungo tempo definito un orientamento coerentemente alternativo al centro sinistra, anche quando unitariamente si riuscì a varare una lista di sinistra alternativa al blocco dominante (non solo necessaria, ma indispensabile), come nelle elezioni comunali di 3 anni fa ed oggi in quelle regionali, lo schieramento fu costruito in ritardo e in fretta e furia, rendendo ancor più difficile scalare la montagna che si aveva di fronte, tanto più nel silenzio dei media.

Così anche in questa occasione, nonostante il generoso e corretto tentativo di costruire con “l’Altro Piemonte a Sinistra” una lista di classe in difesa del lavoro, dei diritti, dei beni comuni e di rifiuto del Tav e nonostante la generosità delle due organizzazioni che l’hanno sostenuta (Rifondazione e Sinistra Anticapitalista), del candidato alla Presidenza, Mauro Filingeri e dei tanti militanti sindacali e dei movimenti sociali e comitati che si sono impegnati, ha ottenuto un risultato modesto intorno all’1,2 % e livello regionale (superiore all’1,5% in città). La campagna politica di una lista costruita dal basso, composta di lavoratrici e lavoratori, precari, insegnanti, attivisti sociali è stata molto intensa e costituisce in ogni caso un piccolo investimento per il futuro. In questo contesto l’impegno della nostra organizzazione è stato molto forte e si è espresso anche nel fatto che il nostro candidato Matteo Saudino, nella circoscrizione di Torino, ha ottenuto il maggior numero di preferenze.

C’è da chiedersi fino a quando il blocco politico vincitore riuscirà a nascondere la propria natura sociale, i propri bilanci e le sue malefatte. Costoro hanno governato un territorio oggi in profonda crisi economica con centinaia di migliaia di disoccupati e cassa integrati (qualcuno forse si è già dimenticato dei giorni dei forconi del dicembre scorso), con i padroni lasciati liberi di fare quello che volevano, compreso la chiusura e la delocalizzazione di tante aziende, con la Fiat lasciata fuggire all’estero, con una spaventosa cementificazione ed asfaltizzazione del territorio, per non parlare della grande opera del Tav, con un programma di esternalizzazione e privatizzazione dei servizi sociali, con i “panes et circenses” dei giochi Olimpici che hanno lasciato Torino la città più indebitata d’Italia e che oggi prospettano apertamente un processo di privatizzazione della sanità.

Una parte della rabbia montante verso queste scelte economiche e sociali è stata capitalizzata dal Movimento 5 stelle. Tuttavia una cosa è raccogliere un voto di protesta, oltre il 20%, altra cosa è poter sconfiggere quel fronte padronale e sociale che Chiamparino ben rappresenta e che, dopo la sorpresa delle elezioni dello scorso anno, si è ben preparato a questa scadenza. Le difficoltà sono tanto più grandi se l’orizzonte programmatico e sociale è incerto e affastellato e la struttura organizzativa sociale rimane debole e non certo sostituibile con le sole risorse della rete.

Un discorso particolare, in questo quadro, merita una forza politica come SEL, che dispone di una forza relativa molto mal usata. Sel è stata obbligata a sostenere la lista Tsipras alle elezioni europee, ma è rimasta politicamente del tutto interna all’alleanza con il PD che le garantisce utili prebende e rappresentanza nelle istituzioni nazionali e locali. I consiglieri comunali di Sel si sono fatti un fama particolare nel comparire nelle piazze con coloro che manifestano contro le privatizzazioni della maggioranza di cui fanno parte e poi di votare queste stesse misure o al massimo appartarsi nei bagni al momento del voto.

Tutto fa pensare che anche in regione, dove hanno avuto due eletti, uno dalla lista proporzionale ed uno nel listino del premio di maggioranza, terranno lo stesso atteggiamento. In altri termini, senza offesa personale, ma solo come definizione politica, avranno funzione di “utili idioti” e di copertura a sinistra per i padroni del vapore della città. Ruolo decisivo in queste scelte di Sel hanno i dirigenti della FIOM torinese e questa la dice di quanto grande sia la confusione sotto il cielo di Torino.

Infine è utile richiamare qualche confronto di voto tra europee e regionali.

La lista Tsipras ottiene il 3,81 alle europee nella circoscrizione Nord occidentale; in Piemonte la lista sale al 4,14% con oltre 93.000 voti, in Provincia di Torino al 5,14% per arrivare al 6,58% in città con quasi 28 mila voti.

Veniamo alle regionali: Sel alleata al Pd raggiunge il 2% con 40 mila voti; Mauro Filingeri candidato a Presidente della lista alternativa della sinistra si ferma 1,2 % con poco più di 25.000 voti. Quasi 30 mila voti sono trasmigrati altrove o non pervenuti.

In città la lista di sinistra sale a circa 1,6% con 5.557 voti, ma lontano da Sel che arriva al 3,71% con 13.359 voti; la somma è sempre molto al di sotto del risultato della lista Tsipras.

Non meno interessante è osservare le dinamiche del voto della lista della sinistra sia a livello europeo che nelle elezioni regionali nel capoluogo regionale; le percentuali più alte si registrano nelle circoscrizioni più composite ed anche in migliori condizioni economiche; la sinistra ottiene i risultati peggiori nei quartieri più popolari e impoveriti, dove si ha l’impressione, se non la certezza che il Pd sia riuscito a raggiungere il cuore dei tanti vecchi elettori del PC. La dinamica del movimento 5 stelle è in parte inversa, i grillini (e così anche la Lega) riescono a cogliere di più il voto di protesta dei quartieri più terremotati, mentre i loro risultati sono meno vistosi altrove.

Anche questi dati indicano quanto sia lungo e difficile ricostruire un radicamento e una credibilità politica per uno schieramento e per una formazione di sinistra di classe, alternativa ed anticapitalista: da una parte pesa la corazzata del centro sinistra e dei poteri forti, dall’altra le forme semplificate ed interclassiste della ribellione grillina e il perbenismo conservatore e moderato di un’area di sinistra e sindacale espressa da SEL.

E’ difficile, ma non esiste altra strada per costruire la sinistra anticapitalista, che quella della pazienza e del lavoro sul medio periodo, anche se non si dispone della sponda istituzionale che è certo utile, ma lo è solo se non si è venduta l’anima per ottenerla. Alcune delle interlocuzioni e delle attività svolte in questi ultimi mesi mandano messaggi di speranza.