Il sindacato è un’altra cosa ad Imperia

di Aurelio Macciò

In provincia di Imperia si sono già concluse tutte le assemblee di base per il XVII Congresso della Cgil. Il Documento congressuale alternativo raccoglie complessivamente l’8,6 %.

Il primo dato che balza agli occhi è l’abbattimento dei/delle votanti rispetto al precedente Congresso del 2010. Dai/dalle 3.154 di quattro anni fa si passa agli/alle attuali 1.661, poco più della metà.

Ciò è dovuto a due fattori principali: da un lato, certamente, un calo della partecipazione in sé, che forse si riscontrerà un po’ dappertutto, ma dall’altro, la capacità di presenza espressa dai/le compagn* del Documento congressuale alternativo che sono riusciti a coprire come relatori/trici la maggior parte delle Assemblee congressuali di base, a differenza di quanto avvenne quattro anni fa con la minoranza di “La CGIL che vogliamo”. Ciò ha determinato, oltre alla possibilità per gli/le iscritt* di venire a conoscenza dell’esistenza nella CGIL di una posizione alternativa, anche un maggior “controllo” sulle procedure congressuali.

Infatti l’abbattimento della partecipazione è concentrato soprattutto in alcune categorie con condizioni di lavoro più “disperse”. Tra gli edili della FILLEA, ad esempio, si passa da 766 a 55 votanti! Certo, nell’edilizia, soprattutto in una provincia con le caratteristiche di quella imperiese, la crisi ha picchiato forte, tanto che in quattro anni c’è stato un calo degli/delle iscritt* alla FILLEA del 36,5 %, ma certo non basta questo dato a ridurre in del 93% il numero dei votanti. Dunque anche la capacità di presenza e di “controllo” ha fortemente contribuito.

Anche nella FILCAMS quasi si dimezzano i/le votanti, nonostante che questa categoria abbia aumentato i/le propri/ie iscritt* del 49,1 %.

L’ 8,6% costituisce dunque un discreto risultato percentuale.

La percentuale di voti al Documento congressuale alternativo è solo di un punto inferiore a quella che ebbe “La CGIL che vogliamo” nel 2010, quando quattro anni fa raccolse 302 voti, pari al 9,6%.

Ma stavolta il gruppo dirigente locale che animò “La CGIL che vogliamo” (che nel 2010 prese il 95,3 % tra i bancari-assicurativi della FISAC, l’80,7 % nella FLC, il 46,3 % nella FILCTEM e il 37,8 % nel SLC) ha aderito al documento di maggioranza; perciò il risultato ottenuto è ancor più da valorizzare, perché tutto ottenuto sul campo, senza alcun settore di apparato in sostegno.

In conclusione, credo che i/le compagn* della provincia di Imperia, attraverso l’occasione offerta dal Congresso, abbiano gettato semi per costruire una rete di delegat*, attivist* sindacali, lavoratori/trici che potrà dare buoni frutti, nel lavoro sindacale e quando occorrerà (e sappiamo quanto occorra!) dare informazione e gambe all’opposizione e al dissenso su tante scelte della CGIL.

Come diceva un grande rivoluzionario vissuto nell’800, “ben scavato, vecchia talpa!”.