Facciamo crescere la solidarietà internazionale tra i lavoratori dell’auto

di Fabrizio Burattini

A gennaio di quest’anno, mentre tutte le donne e gli uomini della classi lavoratrici soffrivano delle conseguenze della pandemia, è andata in porto la plurimiliardaria fusione di FCA e PSA nel nuovo gruppo Stellantis, che è ora il 4° gruppo automobilistico nel mondo e che raggruppa una miriade di marchi; ricordiamo qui i principali: quelli francesi Peugeot e Citroën (con la sua derivata DS), la tedesca Opel, la britannica Vauxhall, le italiane Fiat, Alfa Romeo, Abarth, Lancia e Maserati, e quelli statunitensi Chrysler, Ram, Dodge, Jeep, SRT e Mopar, oltre alla fabbrica di componentistica Faurecia.

La conclusione del processo di fusione ha impegnato per mesi gli analisti per decifrare se di vera e propria fusione si trattasse o se invece non fosse in sostanza un’acquisizione della FCA da parte della PSA francese. Ma le lavoratrici e i lavoratori non si appassionano tanto a capire chi tra i grandi azionisti abbia vinto, vogliono sapere quali siano le prospettive che si preparano per le/i dipendenti del gruppo, 400.000 sparsi negli innumerevoli stabilimenti presenti in 14 paesi del mondo. Che ricadute avrà la fusione sui livelli occupazionali e sull’organizzazione della produzione? Le “economie di scala”, che dovrebbero far risparmiare agli azionisti ben 5 miliardi l’anno (sui circa 180 miliardi di fatturato prevedibili), come verranno realizzate? Sarà come è accaduto nella precedente acquisizione della Opel da parte di PSA che ha fatto perdere circa 5.000 posti di lavoro?

I primi segnali dopo la fusione

Carlos Tavares, l’amministratore delegato del nuovo gruppo, ha ordinato di “flessibilizzare” i dieci turni nello stabilimento Opel di Eisenach, in Germania, ha minacciato di licenziamento migliaia di lavoratori dello stabilimento Vauxhall di Ellesmere Port se il governo britannico non sgancerà generosi aiuti finanziari per tenerlo aperto, ha manifestato la volontà di modificare pesantemente l’organizzazione del lavoro nello stabilimento polacco di Gliwice, ha cancellato a Tychy (sempre in Polonia) il bonus di presenza di 20 euro mensili, ha concordato con i vertici del sindacato UAW una brutale modifica della turnazione nello stabilimento statunitense di Sterling Heigts, presso Detroit, ha chiamato la polizia marocchina a proteggere i suoi interessi reprimendo ferocemente lo sciopero dei lavoratori dello stabilimento di Kénitra, in lotta per salari più alti e migliori condizioni di lavoro. Tutte queste notizie sono segnali molto preoccupanti per gli operai e gli impiegati del nuovo colosso.

I dipendenti ex Fiat si chiedono che cosa accadrà degli e negli stabilimenti italiani. Dai primi incontri tra il management e i sindacati firmatari del contratto collettivo specifico (CCSL), cioè Fim-Cisl, Uilm-Uil, Fismic, Uglm e Associazione Quadri, sono trapelate indiscrezioni inquietanti circa le intenzioni aziendali.

Molto opportunamente, perciò, un consistente numero di delegate e delegati aderenti a vari sindacati in numerosi stabilimenti italiani ex FCA, ora Stellantis (Melfi, Pomigliano, Mirafiori, Cassino, Sevel Val di Sangro, Termoli), raccolti nel “Coordinamento operai Stellantis contro la schiavitù dell’orario di lavoro”, ha proclamato per giovedì 1° aprile uno sciopero di due ore per far crescere la solidarietà tra le lavoratrici e i lavoratori del nuovo gruppo.

La decisione assunta da queste delegate e da questi delegati è stata formalizzata all’azienda con regolare comunicazione da USB (per quel che riguarda gli stabilimenti di Melfi, Termoli, Sevel di Atessa), da CUB (per quel che riguarda Mirafiori di Torino), da SiCobas (per Pomigliano). A queste sigle si sono aggregati anche gruppi di iscritti Fiom (attivi nello stabilimento di Cassino e in quello CNHI di San Mauro Torinese).

Messaggi di sostegno all’iniziativa sono arrivati dalla CGT della Peugeot francese, da collettivi di operai dello stabilimento Chrysler di Sterling Heigts e da organismi sindacali di stabilimenti Stellantis canadesi.

I compagni canadesi hanno anche volantinato il testo di solidarietà in lingua turca tra gli operai di quella nazionalità attivi nella fabbrica ex-Chrysler di Windsor (che poi è il settore canadese della città di Detroit).

Sinistra Anticapitalista, che da sempre si batte per far crescere la solidarietà internazionalista tra i lavoratori, che tanto più in questa fase rischiano di essere spinti dalla politica delle direzioni sindacali maggioritarie a cadere nella trappola della difesa degli “interessi nazionali”, condivide e sostiene questa iniziativa.