Genova, la micidiale repressione di uno Stato mercante d’armi

La solidarietà di Sinistra Anticapitalista ai compagni dell’Assemblea di Genova Antifascista e del Collettivo Autonomo dei Lavoratori del Porto nel mirino della repressione

Esprimiamo piena solidarietà ai compagni dell’Assemblea di Genova Antifascista e del Collettivo Autonomo dei Lavoratori del Porto (CALP) che recentemente o nei mesi scorsi hanno subito denunce, perquisizioni, multe e tentativi di intimidazione dagli apparati repressivi dello Stato borghese. Condanniamo fermamente tutte le forme, palesi o ipocrite, di sdoganamento del fascismo, di sostegno al militarismo e di repressione delle idee di libertà, giustizia, uguaglianza, da parte di istituzioni e pezzi dello Stato.

A parole in Italia è vietata la ricostituzione del partito fascista (è scritto nella Costituzione) ed è punita la propaganda fascista (ci sono leggi apposite), ma lo Stato ignora le sue stesse leggi, non le applica e consente ai fascisti di abbaiare la loro propaganda impunemente. A Genova si è concessa una piazza centrale della città per un comizio ai “fascisti del XXI secolo”, come CasaPound si autodefinisce; un assessore comunale arrivò a presentarsi con la fascia tricolore a una commemorazione dei caduti della RSI, insieme a uno schieramento di militanti di Lealtà Azione. La maggioranza di destra che governa il Comune ha avuto recentemente la faccia tosta di approvare una mozione (con il voto favorevole di Italia Viva e con l’astensione dei consiglieri del PD) in cui si chiede di schedare i comunisti e vietare i simboli e la propaganda delle idee comuniste. Genova non dimentica che i partigiani che hanno sconfitto il fascismo, i partigiani cui le truppe naziste si sono arrese, erano in gran parte comunisti, a partire dal comandante Remo Scappini. Genova antifascista rivendica la propria storia. Ma agli antifascisti scesi il 23 maggio 2019 in piazza Corvetto contro il comizio di CasaPound si sono riservate immediatamente manganellate e gas lacrimogeni in quantità industriale, e nei mesi successivi denunce, multe, intimidazioni.

A parole l’Italia ripudia la guerra (è scritto nella Costituzione) e vieta di vendere armi agli Stati che non rispettano i diritti umani (c’è una legge apposita), a parole l’Italia chiede verità su Giulio Regeni ma nei fatti vende sempre più armi all’Egitto, a parole l’Italia difende la libertà degli individui ma nei fatti vende armi all’Arabia Saudita, a una monarchia dispotica verso gli oppositori politici, ultrareazionaria nei confronti delle donne, assassina nei confronti del popolo yemenita. Ai lavoratori del porto che mettono in pratica, coi loro scioperi e le loro iniziative di lotta, il divieto di esportare armi per la guerra nello Yemen, dove è in corso la più grave crisi alimentare, sanitaria e umanitaria al mondo, si risponde con le indagini e le perquisizioni.

Questa è la vera faccia dello Stato borghese, che si ammanta di belle parole per apparire equo e democratico, ma nei fatti tutela solo la ricchezza, la speculazione, il traffico d’armi, i poteri forti e l’agibilità politica dei nemici della libertà, i fascisti.

Le sedi fasciste vanno chiuse. La propaganda fascista deve essere impedita. Il traffico d’armi da guerra va bloccato. Le fabbriche d’armi devono essere riconvertite per produzioni pacifiche. E, come insegna l’esperienza di Black Lives Matter, i corpi polizieschi di repressione antipopolare devono essere definanziati, o addirittura sciolti.

Ora si accusano i lavoratori del CALP di usare armi “micidiali” come i fumogeni o i razzi illuminanti. Qui di “micidiale” c’è solo l’imbecillità delle accuse. Lottare contro la guerra e il commercio delle armi non è un reato. Essere antifascisti non è un reato. Ora e sempre, Resistenza!