𝟑 𝐚𝐧𝐧𝐢 𝐬𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐌𝐚𝐫𝐢𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐅𝐫𝐚𝐧𝐜𝐨

di Fabrizio Burattini

Il 14 marzo sono passati tre anni da quando la consigliera comunale di Rio de Janeiro, Marielle Franco, e il suo autista Anderson Gomes sono stati brutalmente uccisi nella notte carioca. Sono passati 3 anni senza risposte per uno dei più efferati omicidi nella pur breve storia della democrazia brasiliana. 3 anni di dolore, ma anche di forte reazione popolare, perfino di proporzioni internazionali, una reazione che mantiene viva la loro eredità e continua a porre la stessa domanda: “chi ha ordinato l’uccisione di Marielle Franco e perché?”La persistente assenza di risposte finora non basterà a far tacere tutti coloro che si ispirano alla lotta di Marielle. Qualche tempo fa sono stati arrestati i presunti killer della sparatoria, Ronnie Lessa e Élcio Queiroz, ma il caso è tutt’altro che risolto. Rispondere a quella domanda significa non solo fare giustizia, ma anche dire quale sia il settore politico brasiliano che pensa di risolvere le divergenze politiche con le pallottole. Molti media hanno rivelato che i due killer appartenevano ad una banda strettamente legata alla famiglia Bolsonaro. Ma le inchieste non hanno voluto approfondire questa pista.Oltre a uccidere Marielle, hanno anche cercato di uccidere la sua reputazione. Dopo la sua morte, i social network sono stati inondati da fake news e da voci che indicavano la pista della droga. Il tentativo di distorcere e manipolare la storia di Marielle ha una ragione d’essere. Niente cancella nel nostro cuore la sua assenza e si può essere certi che il seme lasciato da Marielle continuerà a fiorire anche nelle prossime generazioni. Come dicono le compagne e i compagni brasiliani del Partido do Socialismo e da Liberdade (il PSoL di cui Marielle era militante e dirigente), che la ricordano per la sua gioia contagiosa e per l’indomabile coraggio di lottare, “il lutto deve trasformarsi in lotta”.Marielle era stata eletta consigliera della metropoli di Rio de Janeiro nel 2016 con 46.500 voti di preferenza. Era stata la quinta più votata tra tutti i consiglieri di ogni partito. Nata nel 1979 nella favela di Maré, nella zona nord di Rio, la Rio dei poveri, era diventata sociologa, con un master in amministrazione pubblica ed era attiva sul tema dei diritti umani.Soleva dire, forse citando inconsapevolmente Fabrizio De Andrè, “as flores da resistência nascem do asfalto” (i fiori della resistenza nascono dall’asfalto). Marielle era tante cose, come dobbiamo esserlo tutte e tutti noi: era socialista, femminista, antirazzista, difendeva i diritti umani, la causa LGBT, era barbona, era donna nera, donna che ha amato un’altra donna, era madre, figlia, sorella. Portava con sé un’identità politica completa, che non può essere frammentata o cancellata dalla storia.Nella lotta contro Bolsonaro e contro tutto quello che questo tristo figuro rappresenta, con Marielle nel cuore, sono apparse tante nuove Marielle, centinaia e migliaia. Nelle favelas, nei quartieri, nei luoghi di lavoro e di studio emergono nuove Marielle. Non a caso, ispirandosi al suo esempio si sono moltiplicate nelle ultime elezioni municipali le consigliere nere, spesso lesbiche, elette nelle liste del PSoL. Tutto questo rende concretamente giustizia alla sua memoria e alla sua lotta, in ogni occupazione di terra, in ogni occupazione di case, in ogni lotta sindacale radicale, femminista e antirazzista, in ogni lotta democratica, anche se la “giustizia” ufficiale lascia le domande senza risposta. Gridare ancora oggi “Marielle Vive” non significa solo ricordarla, significa mantenere viva la sua eredità e moltiplicarla. È una denuncia contro l’estrema destra, contro il governo, contro le élite che hanno ucciso, continuano a uccidere e credono di poter uccidere per dominare il popolo brasiliano.