Il coronavirus tra varianti e vaccini

La variante inglese e quella sudafricana. La questione del vaccino è centrale – Fabrizio Burattini –

Le due nuove varianti del Covid-19, dette varianti “inglese” e “sudafricana”, sono al centro delle preoccupazioni, visto che è certo che esse abbiano già ampiamente varcato i confini dei paesi nei quali sono state originariamente identificate e nei quali ormai costituiscono la maggioranza dei nuovi casi di contagio.

La “variante inglese” sembra essere il 70% più contagiosa della forma giunta dalla città cinese di Wuhan, tanto da spingere rapidamente il Regno Unito oltre la soglia dei 50.000 nuovi casi giornalieri di contagio rilevato. Pur non essendo, sembra, proporzionalmente più letale, però, il drastico incremento dei casi di infezione comporta automaticamente un incremento parallelo del numero dei morti e un aumento del sovraffollamento dei reparti ospedalieri, già messi a dura prova dalle fasi precedenti della pandemia.

Il sindaco di Londra Sadiq Khan ha twittato ieri che “la situazione nella capitale è critica, e la diffusione del virus è fuori controllo. Se non interveniamo subito, il nostro sistema sanitario potrebbe essere sopraffatto e altre persone moriranno”.

Ovviamente è imperdonabile la politica di Boris Johnson, che, per favorire l’economia e i profitti dei grandi capitalisti, è alla radice del disastro attuale, con gli 80.000 morti (questo ad oggi è il bilancio britannico ufficiale).

In Francia sono stati rilevati due focolai del nuovo ceppo nella regione di Parigi, con di 19 casi del “covid britannico” e 3 di quello “sudafricano”. Ma, naturalmente, solo nei casi esplicitamente sospetti di essere “importati” dalla Gran Bretagna l’analisi del tampone viene approfondita anche alla ricerca di quale sia la variante del virus. Anche nel paese transalpino la situazione sembra andare rapidamente fuori controllo. I morti sono ormai quasi 70.000 e anche lì è estremamente preoccupante la questione della saturazione dei servizi sanitari. In numero dei nuovi contagiati ha iniziato a risalire e si profila l’ipotesi di un terzo lockdown.

Anche in Italia (di cui è noto il bilancio quotidiano) sono stati individuati vari casi della “variante inglese”: tre casi sono stati individuati in Veneto, due in Lombardia, sei in Campania, due in Puglia e uno a Chieti.

Nonostante le rassicurazioni diffuse dalla Pfizer-BioNTech quanto all’efficacia del suo vaccino anche contro queste nuove varianti, sono molti a mettere in dubbio che il vaccino funzioni veramente contro le varianti nello stesso modo del virus “classico”.

La questione del vaccino è centrale. La mancanza di trasparenza in nome del “segreto industriale” e la competizione tra i vari stati imperialisti e tra i gruppi industriali impegnati in una corsa al profitto comportano come conseguenza la reticenza della popolazione verso i vaccini proposti, sostenuta dai numerosi ciarlatani che affollano i social. La messa in comune delle conoscenze, su scala internazionale e la totale trasparenza sui processi di produzione e di ricerca sarebbero essenziali per aprire la strada a una vera e propria uscita dall’attuale episodio pandemico.

Il Covid-19, sostanzialmente come tutti i virus, muta continuamente e le varianti più contagiose vanno a soppiantare quelle meno contagiose. La scelta della stragrande maggioranza dei governi dei paesi capitalistici di tutto il mondo di affrontare l’epidemia con i “lockdown”, salvaguardando però nella misura massima possibile le principali attività produttive, comprese quelle meno essenziali, la scelta di competere accanitamente tra di loro invece di adottare regole condivise di prevenzione, di lasciare la ricerca delle terapie e dei vaccini in mano alle grandi industrie farmaceutiche private, di non procedere sistematicamente all’adozione di una nuova politica della sanità pubblica, basata su massicci investimenti, sull’aumento drastico del numero di posti letto per i pazienti Covid e per quelli di altre patologie, su massicce assunzioni di personale e su cospicui investimenti in risorse materiali dimostra ulteriormente la cronica incapacità dei capitalisti di gestire questa crisi.