Cambia qualcosa con il vaccino?

L’arrivo, incredibilmente accelerato del vaccino, sta già ottenendo l’effetto di oscurare le gravissime colpe che le classi dirigenti hanno accumulato in questi 12 mesi di pandemia – Fabrizio Burattini –

Finalmente il vaccino! Quando domenica, allo Spallanzani di Roma, le prime cinque operatrici sanitarie, sotto i riflettori di decine di televisioni e di fronte a centinaia di giornalisti, si sono fatte iniettare gli 0,3 millilitri delle prime dosi del Comirnaty, il vaccino anti-Covid di BioNTech-Pfizer, l’Italia ha tirato un sospiro di sollievo. Il premier Conte ha tweetato: “Oggi l’Italia si risveglia, è il #Vaccineday”.

Parallelamente, in tutti i paesi dell’Unione europea, gli altri leader politici tuonavano: “Siamo fieri del nostro sistema sanitario”, ha detto Macron, dimenticando i quasi 65.000 morti (finora) che quel sistema non è riuscito ad evitare.

Intanto, in Germania, il paese dell’efficienza, lo zelo dei vaccinatori ha mandato all’ospedale 8 assistenti sanitari a cui è stata iniettata una dose quintuplicata di vaccino, provocando preoccupanti effetti collaterali.

A Napoli, il presidente De Luca, un po’ per smania di voler dare l’esempio ma anche per cercare di chiamarsi fuori il prima possibile dall’ansia di non essere contagiato, ha scavalcato la fila per avere la propria dose fin dal primo giorno. Così come ha fatto in Arabia il giovane principe Mohammed bin Salman.

Come è noto, la commercializzazione dei vaccini è stata consentita grazie ad un’accelerazione e a una semplificazione delle procedure di controllo preventivo. La stessa Pfizer aveva indicato il 13 giugno 2021 come data per la primary completation e addirittura l’11 dicembre 2022 per il termine ultimo degli studi. D’altra parte, il documento con cui la stessa Agenzia del farmaco (AIFA) ne ha autorizzato l’uso anche in Italia (dopo il nulla osta dell’EMA europea) precisa che, tra l’altro, “la durata della protezione offerta non è nota e che sono tuttora in corso studi clinici volti a stabilirla”.

Ma, a parte queste sbavature, il senso di liberazione sembra diffondersi, con l’effetto di oscurare le gravissime colpe che le classi dirigenti hanno accumulato in questi 12 mesi di pandemia.

Purtroppo, però, se anche i vaccini (quello BioNTech-Pfizer, già in distribuzione, e gli altri in dirittura di arrivo) saranno effettivamente efficaci come promesso, duraturi e dispensati secondo i piani, la fine del virus Covid-19 è ben lontana. Anche nelle ottimistiche previsioni del governo, entro marzo non sarà vaccinato che meno del 5% della popolazione, forse entro luglio il 40%, chissà entro il 2021 il 90% (ammesso che non ci siano incidenti di percorso).

Nel frattempo, continua la cosiddetta seconda ondata, con i 10-15.000 contagiati rilevati quotidiani e, soprattutto, le centinaia di morti giornaliere: il “muro” dei 70.000 decessi è stato ampiamente superato (e, considerando le migliaia di vittime non contabilizzate della prima ondata, probabilmente siamo già oltre gli 80.000). Con questo ritmo, se non ci saranno ulteriori misure di prevenzione, quando forse si raggiungerà il livello di vaccinazioni che gli esperti considerano capace di influire in qualche misura sulla diffusione del contagio (40%, dunque durante l’estate), il numero delle vittime avrà già superato agghiaccianti altri “muri”.

Migliaia e migliaia di morti, che, come succede in tutte le stragi di massa, non hanno un nome, perché sono anonimi lavoratori o pensionati, gente del popolo (solo i pochi morti “eccellenti” che ci sono stati durante la pandemia hanno avuto l’ “onore” del necrologio pubblico).

E le morti, come si diceva, continueranno a fioccare perché nulla o quasi è stato fatto per riparare i guasti che hanno devastato la sanità pubblica. Guasti e crimini perpetrati anche da tutti coloro che dalla maggioranza e dall’opposizione oggi rivendicano maggiori stanziamenti per la sanità.

Né è stato fatto il necessario per migliorare la situazione delle scuole, dei trasporti, per garantire la sicurezza e la salubrità dei luoghi di lavoro. Nulla per assicurare il tracciamento del contagio e, soprattutto, per ripristinare e intensificare il versante preventivo del sistema sanitario, che negli ultimi decenni è stato sconvolto dal furore privatistico.

Nulla per consentire una qualche universalità del diritto alla salute, con una corsa al regionalismo che si vuole ancora di più rilanciare con la “autonomia differenziata”, penalizzando ulteriormente le regioni più povere.

Nulla per garantire, anche durante la pandemia, le terapie adeguate per le altre patologie.

L’abbiamo detto più volte. Bisogna esigere un programma alternativo, soprattutto un programma la cui attuazione non sia affidata a coloro che, a livello nazionale o regionale, difendono gli interessi economici della classe dominante. Occorre inoltre lo stanziamento di risorse ingenti. Occorrono assunzioni massicce nella sanità, nella scuola, nei trasporti. In tutti i servizi pubblici. Farla finita con l’idea di sanità come terreno di profitti e di speculazioni, messo a disposizione di finanzieri senza scrupoli. Con la sanità come luogo di arricchimento di pochi che intascano immeritatamente i fondi pubblici.

Gli stessi vaccini anti-Covid sono stati una straordinaria occasione di arricchimento per le multinazionali del farmaco in mano a qualche miliardario. Tanto per citare, la BioNTech ha un fatturato annuo di oltre 120 milioni di dollari, l’utile netto del gigante Pfizer nel 2019 è stato di oltre 16 miliardi di dollari.