Black lives matter ATTO 2

di Gippò Mukendi Ngandu

Sabato 27 scenderà nuovamente in piazza il Black lives matter Torino, dopo la giornata di mobilitazione del 6 giugno che ha visto migliaia di giovani in piazza contro il razzismo e la violenza della polizia. Il corteo è stato organizzato da alcune realtà tra quali le famiglie dello spazio popolare Neruda, il collettivo Ujamaa, che hanno cercato di dare un seguito alle mobilitazioni anche attraverso l’indizione di un’assemblea pubblica che si è svolta l’11 giugno a Porta Palazzo, mercato storico di Torino, crocevia di diverse culture.

L’assemblea ha visto la partecipazione di molti giovani di seconda generazione, di cui molte ragazze, che hanno denunciato episodi di razzismo da loro subito ma anche di giovani  studenti “bianchi”che spesso hanno preso le parti dei loro compagni di banco, italiani ma con genitori arabi, neri o asiatici, che subiscono micro – aggressioni quotidiane, ossia piccoli gesti, battute ed espressioni apparentemente innocue  dietro le quali si cela il razzismo presente nella nostra società, anche in istituzioni come la scuola.

Dai loro intervento è emerso chiaramente che il razzismo quotidiano non va banalizzato: sono questi comportamenti diffusi che costituiscono il sottobosco culturale del razzismo istituzionale, di cui le continue vessazioni della polizia non sono altro che una delle espressioni più brutali e violente.

Nel corso dell’assemblea sono anche intervenuti alcuni braccianti di Saluzzo, lavoratori stagionali che si stanno mobilitando in questi giorni per ottenere una soluzione abitativa adeguata, e non nei parchi. Si tratta di una zona dove ai 7 mila lavoratori stranieri impiegati in modo continuativo, se ne aggiungono ogni estate almeno 3 mila.

In passato, molti alloggiavano nel dormitorio comunale, rimasto chiuso quest’anno per le misure anti-Covid, anche se gran parte dei lavoratori si accampava sulla strada o nei parchi. Quest’anno la situazione sta già peggiorando, in quanto non sono state allestite strutture di accoglienza alternative.

Il punto di contatto tra giovani studentesse e studenti  e giovani lavoratori è una caratteristica della mobilitazione torinese in cui alla denuncia delle diverse forme di razzismo e  della violenza oppressiva si sta aggiungendo la condanna del razzismo istituzionale attraverso le sue leggi discriminatorie e le sue forme di legittimità del nuovo schiavismo, la denuncia del caporalato presente non solo nelle campagne del Sud, ma anche in quelle del Nord Italia, la repressione  nei confronti delle lavoratrici e dei lavoratori immigrati che lottano per i propri diritti.

Nel capoluogo piemontese, inoltre, scenderanno in piazza al fianco di Black Lives Matter,  le realtà come Bds e progetto Palestina per porre l’attenzione contro il progetto di annessione di gran parte della Cisgiordania portato avanti dalla nuova coalizione di governo israeliana formata dalla coppia Netanyahu – Gantz appoggiata dall’amministrazione Trump e per denunciare ogni forma di apartheid. Si costruirà, quindi, un ponte di collegamento con la manifestazione di Roma a fianco del popolo palestinese.

E’ difficile capire se si ripeteranno gli stessi numeri del 6 giugno, ma l’appuntamento torinese è molto importante perché dopo tanto tempo può emergere una mobilitazione capace di unire nella comune lotta al razzismo diverse realtà sociali  e generazionali  che potrebbe preludere anche in Italia alla nascita di un vero e proprio movimento per la giustizia e l’eguaglianza.

Negli stessi giorni si svolgeranno in diverse città italiane presidi e manifestazione di solidarietà con la ribellione sociale e antirazzsta negli usa, un’iniziativa unitaria indetta da diverse forze della sinistra di classe, tra le quali oltre a Sinistra Anticapitalista, il Prc, Pap, Pcl, Pci e Rete dei Comunisti.

Va colto positivamente l’elemento unitario e internazionalista dell’iniziativa. La sfida è quella di far si che queste forze non appaiono un corpo estraneo alle mobilitazioni che si stanno tenendo in Italia, che vede coinvolta una nuova generazione molto  radicale nei contenuti e aperta al confronto, ma al contempo molto diffidente nei confronti delle organizzazioni del movimento operaio.

Non basta semplicemente affermare giustamente che il razzismo, così come il sessismo, sono per  il capitalismo un mezzo di divisione delle classi sfruttate e di legittimazione dello sfruttamento delle lavoratrici e dei lavoratori. Certo in Italia; così come non va sottovalutata la battaglia ideologica e culturale, così come la tendenza a rimuovere il passato coloniale italiano, dietro il quale si cela la volontà di legittimare le nuove forme di imperialismo. A tal proposito è opportuno rileggere il brillante articolo di Burattini, nessuna rimozione del razzismo italico.

Occorre, infatti, lavorare per favorire la convergenza delle mobilitazioni antirazziste e le mobilitazioni dei migranti per la regolarizzazione e per il diritto alla casa, e porre all’ordine del giorno la sfida più difficile, la battaglia comune di tutti gli oppressi contro le politiche capitaliste e le nuove forme di autoritarismo.