Non lasciamo alle destre l’opposizione al nuovo governo!

Risoluzione della Direzione Nazionale di Sinistra Anticapitalista

Dopo circa un mese dall’apertura della crisi di governo, giovedì 5 settembre è nato ufficialmente il governo Conte-bis, con il consueto giuramento al Quirinale. Affronterà il Parlamento lunedì e martedì prossimi 

  1. Se la crisi del passato governo gialloverde è stato il frutto delle sue crescenti contraddizioni interne e dei mutamenti dei rapporti di forza tra le sue componenti che hanno spinto la Lega di Salvini ad operare una forzatura al fine di conseguire l’intera posta nelle elezioni anticipate per portare fino in fondo il suo progetto autoritario e reazionario, le cause che hanno prodotto la nascita dell’attuale governo giallorosa sono da ricercare in 4 elementi:
  • la preoccupazione e la diffidenza della grande borghesia italiana verso il ricorso ad elezioni politiche anticipate alla vigilia di una complicata manovra finanziaria e in contesto economico di crescente difficoltà nonché la sua volontà di dotarsi di un governo borghese più “tradizionale” e più consono ai suoi interessi complessivi;
  • le analoghe e convergenti preoccupazioni dell’establishement politico ed economico europeo, desideroso di avere una partnership italiana di governo più integrata nelle logiche delle istituzioni politiche europee dovendo fronteggiare la brexit per non parlare del quadro della concorrenza internazionale sempre più insidioso;  
  • la necessità per forze politiche come il PD e il M5S (comprese alcune loro componenti interne) di difendersi dall’attacco di Salvini e di predisporre misure di emergenza prima non previste, per garantirsi la sopravvivenza e un ruolo politico; questa necessità le hanno spinto a costruire questa nuova inedita coalizione di governo; 
  • hanno favorito questa scelta di PD e M5S le forti pressioni di settori dell’opinione pubblica e sociale fortemente preoccupati che il blitz di Salvini potesse andare in porto
  1. Il governo è composto da 22 ministri, di cui 9 del PD, 11 del M5S, 1 di LeU e 1 cosiddetta “tecnica”, al Ministero degli Interni. Salta subito all’occhio che, eccezion fatta per Di Maio e Franceschini, le figure più in vista di entrambi i partiti non siano entrati nella compagine governativa, preferendo affidare a figure meno note ma forse più rassicuranti e percepite sul piano pubblico come “fresche” e meno compromesse. Probabilmente questa scelta risponde a una logica di prudenza politica rispetto alle sorti di un governo che nasce per forza, non per amore. Non c’è, almeno al momento, una progettualità condivisa che sostenga un’alleanza politica chiara e di prospettiva, tale da riprodursi automaticamente anche sul piano locale, dove nei prossimi mesi si terranno alcuni primi importanti test (come le elezioni regionali in Emilia-Romagna). E dunque le possibilità di fallimento dell’esperienza sono certo reali. Al tempo stesso, però, questo governo nasce con alcune carte da giocare che non sono trascurabili. In primo luogo, esso segue l’esperienza del governo gialloverde, e le terribili performance di Salvini, che avevano causato, a giusta ragione, sconcerto e paura in un settore forse non maggioritario ma importante della società. Il governo M5S-PD sarà visto da questi settori con un sospiro di sollievo e godrà pertanto per qualche tempo di una cambiale in bianco. In secondo luogo, il rapporto con l’Unione Europea e con i “mercati” sarà decisamente meno teso, dal momento che questo è il governo Ursula, (cioè che corrisponde allo schieramento del parlamento europeo che ha eletto Ursula von der Leyen alla presidenza della Commissione europea) In terzo luogo, le cinghie di trasmissione tra politica e vertici sindacali confederali sono di nuovo attive, e si delinea una non inedita consonanza di intenti tra Confindustria, governo, CGIL/CISL/UIL. Il combinato disposto di questi fattori produrrà una importante difficoltà di mobilitazione sociale. Dal governo di svolta al governo del cloroformio.
  1. Non è per accidente che, intervenendo alla festa del PD a Ravenna questa settimana, il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia abbia chiaramente dettato l’agenda degli industriali italiani: A) riduzione del cuneo fiscale B) Infrastrutture C) Salario minimo e legge sulla rappresentanza sindacale. Traduzione: A) “aumentare” i salari con la leva fiscale consentendo ai padroni di non tirar fuori un euro e scaricare il costo di questo “aumento” sul già traballante welfare pubblico; inoltre senza una riforma fiscale fortemente progressiva la riduzione del cuneo aumenterebbe le disuguaglianze già elevatissime. B) TAV, TAP, Gronda, allacci autostradali e ogni sorta di grandi opere che servano a migliorare la malandata logistica del paese a esclusivo vantaggio delle imprese e a detrimento dell’ambiente C) i padroni non sono contrati al salario minimo. Semplicemente vogliono legarlo ai minimi tabellari dei singoli contratti nazionali di categoria, sterilizzandone gli effetti, e a una legge sulla rappresentanza sindacale che “pesi” (nelle parole dello stesso Boccia), la rappresentanza sindacale; la democrazia sindacale, che già non gode di buona salute, sarebbe fortemente a rischio.
  2. Su questi temi c’è una perfetta sintonia di imprese, governo e parti sociali, e vale la pena sottolineare che il programma di governo in 29 punti che puntella la coalizione PD-M5S-LeU si apre, non a caso, con l’affermazione della necessità di salvaguardia degli “equilibri di finanza pubblica”. In tutta evidenza, questa è l’architrave su cui si regge l’intero impianto del programma di governo e sarebbe un grave errore fare lo “spezzatino”, cioè considerare i singoli punti di programma come parti separabili dalla logica di insieme che li sorregge. È forse curioso che tutte le petizioni di principio e le buone intenzioni (un Green New Deal che non sia “capitalismo verde”, investimenti pubblici, prevenzioni degli infortuni sul lavoro ecc…) siano irrealizzabili considerando gli ingenti investimenti necessari, incompatibili con gli attuali “equilibri di finanza pubblica”, mentre i punti effettivamente realizzabili siano quelli contro la classe lavoratrice: spending review, revisione delle detrazioni fiscali, autonomia differenziata, solo per citarne alcuni. Persino sul piano democratico, il governo lascia trapelare una semplice modifica dei decreti sicurezza per evitare di incorrere nel giudizio negativo della Consulta (quindi, per salvarli!) e non c’è neanche quel proporzionale puro che qualcuno inopinatamente si attendeva: piuttosto, è ipotizzato un proporzionale con lo sbarramento tra il 3% e il 5% nel contesto di una riduzione del numero dei parlamentari che ha già, di per sé, una logica anti-proporzionale.
  3. Sinistra Anticapitalista ha espresso chiaramente soddisfazione per la sconfitta e il passo falso di Salvini, che ha fortemente sottovalutato l’insieme dei fattori in campo, la fine di un esecutivo che fino all’ultimo giorno ha prodotto leggi infami come i due decreti sulla sicurezza, che ha chiuso i porti (ma ad oggi non si vede alcuna discontinuità con questo governo al riguardo…), criminalizzato chi porta aiuto, che ha fatto  dell’inumanità la sua bandiera, avvelenando a fondo in senso antidemocratico e razzista l’intera società e che si apprestava a realizzare altre misure vergognose come la divisione del paese con la cosiddetta autonomia differenziata (che anche l’attuale governo conferma, seppure in forma “soft”, ma senza che la sostanza di fondo cambi) e la rimessa in discussione dei diritti delle donne con il ddl di Pillon sulla famiglia.
    ma al tempo stesso ha espresso altrettanto chiaramente la necessità di porsi, sin da subito, in opposizione a un governo del liberismo “europeista”, che, con le sue politiche di austerità, rischia di riportare alla ribalta gli epigoni del liberismo “nazionalista”. Siamo consapevoli che Salvini e la Lega hanno subito una battuta d’arresto, ma sarebbe del tutto incauto e sbagliato parlare di sua messa fuori gioco, perché dispone ancora di molte carte sia nella società che nelle istituzioni da cui costruire la sua rivalsa insieme alle altre forze dell’estrema destra Sarebbe un errore capitale lasciare alle destre il monopolio dell’opposizione politica e sociale al nuovo governo!
  4.  Questa situazione molto complessa ed anche contraddittoria ha prodotto anche in forze della sinistra cosiddetta radicale non solo una discussione difficile, ma anche molti elementi di smarrimento (presenti in molte organizzazioni), quasi una voglia di delega, l’attesa messianica di elementi di discontinuità che, però, non sono certo nelle posizioni politiche e nella collocazione di classe del PD e del M5S. Il fallimento e la scomparsa della aggregazione “La Sinistra”, già certificati subito dopo le elezioni europee, sono ora manifesti con la disastrosa scelta di Leu e di SI di entrare nel nuovo governo.
  5. La strada da percorrere è un’altra! Per sconfiggere le voglie di rivalsa delle destre populiste, occorre battere tutte le politiche di austerità che hanno fin qui prodotto un drammatico deterioramento delle condizioni di vita di milioni di lavoratrici e lavoratori, disoccupate e disoccupati, giovani e donne in questo paese, spianando la strada al consenso a soluzioni reazionarie. Nessuno sconto e nessuna apertura di credito al nuovo governo, dunque, ma costruzione dell’opposizione politica e sociale. Per farlo, occorrerà innanzitutto che le forze della sinistra di classe, politica, sociale e sindacale, senza alcuna ambiguità, costruiscano l’unità d’azione la più ampia possibile attorno a pochi e chiari obiettivi democratici e sociali in grado di favorire le condizioni per una ripresa delle mobilitazioni e, in prospettiva, per la decisiva ricostruzione di un nuovo movimento delle lavoratrici e dei lavoratori. Occorrerà disporre di una massa critica sufficiente a intervenire, su questa base, nei luoghi di lavoro, di studio e nei quartieri, ma anche sul terreno mediatico e della comunicazione. Occorre sostenere e partecipare ad esperienze territoriali che consentano un nuovo radicamento sociale e una riconoscibilità politica delle forze che si battono per un orizzonte radicalmente alternativo al capitalismo, in grado anche di connettersi alle esperienze quotidiane, al vissuto e all’immaginario delle giovani generazioni.
  6. È dunque necessaria un’assemblea generale delle lotte e della sinistra di classe, nel prossimo autunno, che favorisca le condizioni per questa necessaria convergenza, in cui, democraticamente, con regole certe e con pari dignità si stabiliscano metodi e contenuti di questa opposizione. Per questo proponiamo a tutti i collettivi, i sindacati e i pezzi di sindacato, le associazioni, le organizzazioni politiche della sinistra di classe, a partire da Potere al Popolo! e Rifondazione Comunista con cui abbiamo già concordato in questi giorni, un momento di incontro, ma al lavoro per  incontrarci rapidamente con tutte le forze di classe con cui siamo in rapporto e/o abbiamo lavorato insieme, di essere collettivamente promotori di questo appuntamento autunnale per impedire che l’unica opposizione sia quella della Lega e di F.d’I.
  7. Con questo spirito, Sinistra Anticapitalista parteciperà inoltre alle prossime scadenze già indette nel mese di settembre: l’assemblea nazionale di Energie in Movimento il 14/15 settembre a Roma; lo sciopero del clima del 27 settembre; la manifestazione nazionale femminista del 28 settembre a Roma; l’assemblea nazionale del Si Cobas a Napoli il 29 settembre; l’assemblea nazionale contro ogni regionalismo differenziato del 29 settembre a Roma

/——————————————————/

Pensiamo, infine, che sarebbe utile che tutte e tutti abbiano presente e riflettano su questo complesso pensiero di Gramsci, tratto dal quaderno 16 dei Quaderni dal Carcere:

“Il concetto di male minore è dei più relativi. C’è sempre un male minore ancora di quello precedentemente minore e in confronto di un pericolo maggiore in confronto di quello precedentemente maggiore. Ogni male maggiore diventa minore in confronto di un altro ancora maggiore e così all’infinito. Si tratta dunque niente altro che della forma che assume il processo di adattamento ad un movimento regressivo, di cui una forza efficiente conduce lo svolgimento mentre la forma antitetica è decisa a capitolare progressivamente, a piccole tappe, e non in un solo colpo, ciò che gioverebbe per l’effetto psicologico condensato a far nascere una forza concorrente attiva o a rinforzarla, se già esistesse”