Un’ indicazione di voto a sinistra. Una campagna anticapitalista ed internazionalista

Direzione Nazionale Sinistra Anticapitalista

Dopo un lungo periodo di gestazione gli schieramenti elettorali nelle prossime elezioni europee si stanno definendo con una particolare attenzione politica da parte dei partiti non solo e non tanto alla dimensione europea e alle scelte economiche, passate e future, della UE, ma alle ricadute che il voto di maggio avrà negli equilibri politici italiani e nell’esecutivo gialloverde.

I due partiti di governo litigano ogni giorno, ma insieme, sempre ogni giorno, compiono le peggiori nefandezze, dal decreto sicurezza alla criminalizzazione dei migranti e delle attività sociali ribelli, dalla riduzione dei contributi Inail  – quasi che incidenti e morti sul lavoro non siano una tragedia quotidiana- alla flat tax, il regalo più grande per i ricchi e i padroni che significherebbe la morte finale del welfare, dalla sanità alla scuola pubblica, passando per il nefasto progetto dell’autonomia differenziata.

Il PD cerca di risalire la china valorizzando il suo profilo europeista del tutto interno alle politiche liberiste dell’austerità gestite comunemente in Europa da socialdemocratici e liberal-conservatori, politiche che hanno aperto autostrade alle forze della destra e dell’estrema destra. Forza Italia, prova a mantenere un ruolo politico nel sempre presente schieramento di destra (vedasi le elezioni regionali) puntando ancora una volta sul vecchio leader.

Le forze della sinistra hanno discusso molto a livello di vertice in questi mesi; si sono prospettate diverse coalizioni, alcune delle quali sono svanite come neve al sole, tra cui quella in cui avrebbe avuto un ruolo centrale il sindaco di Napoli; abbiamo assistito così a diversi movimenti, ad alleanze a geometria variabile nella ricerca dei vecchi e nuovi soggetti di garantirsi il superamento della soglia del 4% che permette l’accesso al parlamento di Bruxelles.

Occorre più che mai sottolineare il carattere antidemocratico di questa norma correlata con quella che prevede un numero iperbolico di firme (30.000 per ognuna delle 5 circoscrizioni in cui è diviso il territorio nazionale ed almeno 3.000 per ogni regione) per la presentazione di una lista se non si è già rappresentati nel parlamento italiano o europeo. La soglia di sbarramento esiste in altri paesi, ma non in tutti, tra cui il Portogallo, la Spagna, l’Olanda, la Danimarca, la Germania e la Polonia che garantiscono invece la piena ripartizione proporzionale.

Le percentuali di accesso, se sono già del tutto discutibili a livello nazionale (la giustificazione è la necessità della governabilità…), risultano prive di senso nelle elezioni europee dove i quorum nazionali non possono certo garantire la composizione di una maggioranza sicura nel parlamento europeo. Si impedisce così il diritto democratico affinché tutte le espressioni politiche presenti nel continente possano accedervi. Per di più, come è noto, tutti i poteri, sia quello esecutivo, che quello legislativo, stanno altrove, nelle mani del Consiglio dei ministri europei!

A sinistra si è infine confermata una lista che ha preso il nome di “La Sinistra”, composta sostanzialmente dai soggetti che già 5 anni fa avevano dato vita a “L’altra Europa per Tsipras”, cioè coloro che fanno riferimento al partito della Sinistra Europea e al gruppo parlamentare del GUE.  Si è ricomposta quindi l’alleanza tra Rifondazione Comunista e Sinistra italiana, che, dopo la sua separazione da Leu, sembra essere riuscita ad incidere fortemente nelle dinamiche politiche della coalizione.

Sono fuori dalla coalizione “Possibile”, che ha scelto di stare coi Verdi, e Diem25, il   raggruppamento che fa capo a Varoufakis che ha deciso di non partecipare alle elezioni in Italia.

Il PCI, per parte sua aveva già scelto la strada solitaria, cercando di raccogliere le firme per la presentazione indipendente, mentre il nuovo PC di Rizzo, grazie ai suoi rapporti internazionali con i partiti più stalinisti, tra cui il KKE greco, spera di essere presente nelle elezioni. Anche Potere al Popolo si è tirata fuori e tanto più alcune formazioni che hanno come riferimento il “trotskismo”.

Sinistra Anticapitalista, consapevole che lo scontro politico di maggio avrà ricadute significative sulla lotta di classe in Europa e in Italia ha seguito con attenzione ed anche partecipato in qualche occasione ai diversi momenti di discussione. Abbiamo proposto la formazione di uno schieramento delle forze della sinistra di classe ampio e plurale per sviluppare una forte campagna alternativa di denuncia dell’assetto capitalista europeo e delle sue istituzioni antipopolari da un punto di vista internazionalista. Avrebbe dovuto essere una lista volta a favorire le resistenze e le mobilitazioni sociali delle classi lavoratrici e popolari; per questo avrebbe dovuto essere composta da lavoratrici e lavoratori, da militanti combattive/i dei vari settori del privato e del pubblico, dell’industria e dei servizi e dai rappresentanti delle battaglie antirazziste, ecologiste, femministe, per la casa, una lista che esprimesse anche la solidarietà e l’unità tra lavoratori autoctoni e migranti. Tutto questo presupponeva una ampia e difficile rete di assemblee alla base.

Era un indirizzo, una proposta di percorso e di lavoro non certo facile dato lo stato politico ed organizzativo delle forze della sinistra ed i limiti organizzativi del soggetto politico che lo proponeva. Pensiamo che fosse la strada giusta, quella che maggiormente poteva coinvolgere settori più ampi, non chiedendo soltanto una delega.

Abbiamo dovuto prendere atto che gli orientamenti prevalenti erano più limitati ed anche più moderati e in quadro organizzativo molto chiuso, arrivando infine alla conclusione che era possibile e corretto dare una indicazione di voto per la lista “La Sinistra”, senza però integrarla, assumere e responsabilizzarsi nelle sue scelte ed impostazioni di fondo. Esse sono quelle del partito della Sinistra Europea, a cui la nostra organizzazione non ha mai pensato di aderire e che, ancor oggi, si porta dietro il peso, non certo lieve, della presenza imbarazzante di una forza come Syriza, responsabile di una grave capitolazione alle forze del capitalismo europeo.

Consideriamo però positiva la presenza di “la Sinistra” e per il fatto che ci sia un riferimento politico elettorale alternativo alle forze borghesi liberiste e a quelle nazionaliste reazionarie. Verificheremo anche quale sarà la composizione delle sue liste.

L’impostazione politica della coalizione tra PRC e SI è quella antiliberista di critica delle politiche dell’austerità, riformista e keynesiana nella difesa di alcuni obiettivi come l’introduzione della patrimoniale, la riduzione dell’orario di lavoro, la battaglia per i diritti sociali e civili. Sono obiettivi che condividiamo; per questo invitiamo a votare questa lista, anche perché se riuscirà a superare lo sbarramento segnalerà che continua ad esistere un’area ampia di militanza e partecipazione politica che, pur con tanti limiti, ricerca una alternativa ed esprime distacco dall’operazione di rilancio del centrosinistra del PD.

Sarà decisivo verificare poi quali saranno le scelte successive di “la Sinistra” nella politica italiana anche perché il mantenimento da parte di SI delle alleanze regionali con il PD, tra cui il Piemonte, non sono certo, per usare un eufemismo, rassicuranti.

Sinistra Anticapitalista svilupperà una sua campagna politica indipendente per difendere con maggiore forza e coerenza un programma e un progetto anticapitalista ed internazionalista a partire dalla critica serrata delle istituzioni europee, del loro carattere capitalista e dalla rimessa in discussione degli attuali assetti economici e sociali

Vogliamo spiegare come la UE sia una macchina da guerra delle classi padronali per organizzare la messa in concorrenza delle lavoratrici e dei lavoratori dei diversi paesi, di imporre le controriforme sociali, di coordinare la loro scellerata politica antiimmigrati; vogliamo provare a far capire che i diversi governi nazionali sono del tutto corresponsabili di queste scelte che insieme decidono a Bruxelles.

Vogliamo essere una voce che difende gli interessi delle lavoratrici e dei lavoratori delle/dei giovani in tutti i paesi e che lavora per collegare le loro lotte e che combatte ogni tentativo di contrapporli e di metterli in concorrenza.

Vogliamo essere una voce solidale con i migranti, contro ogni forma di razzismo, che denuncia le guerre e il saccheggio operato dalle potenze europee, che si batte per l’unità delle lavoratrici e dei lavoratori migranti con quelle e quelli autoctone/i.

Vogliamo essere pienamente partecipi nella costruzione del movimento transfemminista e delle mobilitazioni contro la violenza maschile, contro il DDL Pillon e ogni manomissione di diritti conquistati con una dura lotta delle donne, per la valorizzazione delle lotte della riproduzione sociale.

Infine, vogliamo essere una forza che ha il coraggio, pur nelle tremende difficoltà, ad andare contro corrente, di sostenere la necessità della rottura con il capitalismo, infrangendo quindi i trattati dell’Unione Europea e che si batte per una Europa solidale e senza frontiere delle lavoratrici e lavoratori e dei popoli.

Vogliamo provare a difendere queste idee di fondo, nella realtà concreta ed immediata delle classi lavoratrici, individuando gli obbiettivi specifici che permettono di produrre mobilitazione, cioè nel rigetto dei vari aspetti dell’austerità, del razzismo e della divisione delle lavoratrici e dei lavoratori, a partire dalla lotta per un salario minimo europeo, per la riduzione dell’orario di lavoro con aumenti salariali, della difesa del welfare universale.