12 maggio: a fianco del popolo palestinese

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Sinistra Anticapitalista aderisce e parteciperà alla manifestazione nazionale “Vita, Terra e Libertà per il Popolo Palestinese” del 12 maggio a Roma, indetta dal Coordinamento delle Comunità Palestinesi in Italia e dall’UDAP.

La tragedia del popolo palestinese ha perso, da ormai troppo tempo, quella centralità mediatica che in altre epoche aveva pure avuto. Non ha perso, però, la sua centralità politica, né la sua capacità di rappresentare il volto più crudele dell’oppressione: un’oppressione coloniale che dura da settant’anni e che ha prodotto e continua a produrre massacri e stragi inaudite, ma anche rivolte e una perdurante, eroica, resistenza, contro l’occupante, ma talvolta anche contro i propri presunti rappresentanti.

Lo Stato di Israele prosegue imperterrito la sua politica di colonizzazione e sociocidio del popolo palestinese, che deve essere cancellato in quanto entità politica, sociale e culturale, spesso e volentieri anche fisicamente. Lo Stato di Israele è una delle più pericolose potenze nucleari, che ha oggi tutto l’interesse a ingaggiare una guerra con il suo rivale iraniano. Un conflitto regionale, ma dagli esiti imprevedibili e potenzialmente catastrofici. Stati Uniti ed Unione Europea sono complici delle politiche israeliane, e ormai non sentono neanche più il bisogno, per quanto ipocrita, di spendere qualche parola di circostanza in favore dei e delle palestinesi.

Questa manifestazione è invece un tentativo di riprendere la parola, e la mobilitazione, a sostegno del popolo palestinese, della sua resistenza, del suo inalienabile diritto alla vita, alla terra, alla libertà.

Parteciperemo con la consapevolezza che l’oppressione subita dai e dalle palestinesi è paradigmatica della più generale oppressione che tutti i popoli mediorientali subiscono ad opera di potenze regionali e regimi tirannici, alleati di questo o quell’imperialismo. Le rivoluzioni arabe esplose nel 2011 in diversi paesi sono state espressione dell’odio profondo verso questi regimi e verso i loro padroni e padrini, così come della profonda aspirazione alla democrazia, alla giustizia sociale, all’autodeterminazione. Una vittoria di quelle rivoluzioni avrebbe impresso un corso profondamente diverso agli eventi della regione e a quelli internazionali, e non è un caso se tutte le potenze regionali coinvolte direttamente e indirettamente, così come tutte le potenze imperialiste abbiano agito affinché fallissero. Troppo grande sarebbe stato il pericolo dell’esempio, dell’autorganizzazione, dell’estensione della rivolta, del cambiamento dei rapporti di forza maggiormente a favore degli sfruttati e degli oppressi, della destabilizzazione di interessi consolidati e in via di consolidamento nella spartizione delle nuove sfere di influenza.

Reclamiamo e ci battiamo per i diritti, la democrazia e la liberazione per il popolo palestinese, e allo stesso modo ci battiamo con altrettanta forza per l’autodeterminazione di tutti gli altri popoli della regione, senza alcuna eccezione, dall’Iran alla Siria, dallo Yemen all’Egitto, contro ogni imperialismo, contro i regimi autoritari e dittatoriali, contro i fondamentalismi religiosi, contro tutte le forze della controrivoluzione.

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