In evidenza

Tutte/i insieme il 18 e 19 ottobre: Contro l’austerità e il Fiscal Compact

di Franco Turigliatto

18ottobreGli scioperi e le mobilitazioni di questi giorni sono occasioni importanti per costruire nel paese un movimento per fermare e battere il governo Letta e la Confindustria e il loro attacco alle condizioni di vita e di lavoro della stragrande maggioranza della popolazione.

La classe lavoratrice affronta un progetto lucido e criminale del padronato italiano ed europeo, del sistema finanziario e delle forze politiche ed economiche che gestiscono le istituzioni europee: la distruzione dei diritti del lavoro e dello stato sociale, la riduzione dei salari e il mantenimento di un vastissimo esercito industriale di riserva, al fine di dividere, ricattare e sfruttare fino in fondo l’insieme delle lavoratrici e lavoratori, disoccupati e migranti.

Tutto ciò in funzione di una definitiva sconfitta storica del movimento dei lavoratori in tutti i paesi di Europa per foraggiare profitti e rendite finanziarie.

Gli strumenti per realizzare questi obiettivi, gestiti dalla Troika (FMI, Banca Europea, Commissione Europea), sono le politiche liberiste dell’austerità condensate nel cosiddetto Fiscal compact e nel vincolo di pareggio di bilancio inserito nelle costituzioni nazionali.
Le cosiddette leggi di stabilità che ciascun governo nazionale deve realizzare in questo periodo, che sono poi leggi della miseria generalizzata, hanno queste brutali finalità.

Ma le classi dominanti europee sono responsabili anche di un altro crimine; hanno fatto diventare il mare Mediterraneo un enorme cimitero; mentre continuano il più feroce sfruttamento neocoloniale dei paesi africani in combutta con le classi dirigenti locali corrotte producendo miseria e guerre permanenti, hanno costruito la fortezza Europa, per “difendersi” da chi cerca disperatamente di sfuggire alla barbarie di cui è vittima.
Utilizzano discriminazione e razzismo per dividere lavoratori migranti da quelli indigeni al fine di garantirsi il totale arbitrio nell’utilizzo della manodopera e dello sfruttamento. E’ una vergogna che produce stragi di cui non solo la Lega, ma tutti i nostri governanti sono pienamente responsabili.

Nel nostro paese ormai da due anni il governo si basa su una coalizione che riunisce centro destra e centro sinistra, a dimostrazione che le differenze tra i due schieramenti sulle questioni economiche e sociali essenziali non esistono. Insieme hanno distrutto le pensioni, tagliato i salari, svuotato i contratti nazionali di lavoro, rendendo tutti/e più precari/e, creato 9 milioni di poveri, portato la disoccupazione al 12% (40% per i giovani), fatto a pezzi la sanità, la scuola e l’università, i servizi sociali ed assistenziali, creato una drammatica e gigantesca emergenza casa…
Una vergogna che porta la firma di Berlusconi, Monti, Letta, quindi del Pdl e del Pd, uniti tra di loro e con l’Europa dei potenti e che oggi si apprestano a dare l’assalto a quel che resta ancora di valido della Costituzione repubblicana.

In questi giorni viene varata la legge “dell’instabilità e della ingiustizia”: di certo conterrà nuovi cospicui regali alle imprese e ai padroni con la riduzione del cosiddetto “cuneo fiscale”, nessun intervento su grandi ricchezze, profitti e rendite, forse qualche ridicolo contentino ai lavoratori (10-15 euro al mese), il tutto finanziato con nuovi drammatici tagli alla spesa pubblica (probabilmente ancora la sanità o la scuola o i servizi o i trasporti, o tutti insieme) e forse anche con varie altre forme di tassazione indiretta, la più ingiusta, quella che grava pesantemente proprio sui più vasti settori popolari.

In altri tempi (ormai già lontani) le grandi organizzazioni sindacali avrebbero indetto scioperi e mobilitazioni per respingere con l’iniziativa unitaria e di massa dei lavoratori queste politiche. Oggi invece firmano insieme alla Confindustria un accordo per chiedere al governo, quello che i padroni da sempre vogliono avere e, completamente subalterni ai poteri forti, al governo Letta e al PD, cercano in ogni modo di impedire che nel nostro paese si manifesti il sacrosanto rigetto delle politiche di austerità.

Per questo la nostra organizzazione sostiene pienamente lo sciopero nazionale del 18 ottobre indetto dai sindacati di base, le rivendicazioni della piattaforma comune e la manifestazione nazionale del 19 dei movimenti sociali che lottano per il diritto all’abitare, per la difesa del territorio, contro le devastanti grandi opere inutili, l’inquinamento e la logica del profitto.

Da queste forze deve e può ripartire un processo unitario di iniziativa e di lotta per ricomporre le tante resistenze, le lotte sociali, per l’occupazione, il salario, il reddito, i diritti, che pure sono in corso nel nostro paese, ed anche per scuotere qualche settore sindacale tradizionale da torpore e opportunismo, nell’ottica della costruzione di un movimento di massa che si batte contro le politiche di Austerity, cosi come accade in molti paesi Europei e non solo.

Torniamo tutte e tutti in fabbrica, negli uffici, nei luoghi di lavoro e di studio, nei quartieri e nei territori, superiamo la passività, torniamo a credere nella nostra forza, a non delegare ma a riprendere nello nostre mani il futuro. E costruiamo anche l’unità di tutti lavoratori, quelli italiani e quelli migranti, precari e non, con una politica che valorizzi l’interculturalità, l’unità di classe, la difesa dei diritti sociali e democratici.

I contenuti della mobilitazione necessaria sono esattamente alternativi su tutte le questioni alle direttrici dell’attacco governativo e padronale.
E’ possibile una politica economica alternativa a favore della classe lavoratrice e dei settori popolari: le risorse cospicue necessarie vanno strappate alle rendite e ai profitti; l’unica spesa pubblica che va tagliata è quella relativa alle spese militari e alle missioni imperialiste in giro per il mondo, alle grandi opere inutili e dannose come la TAV e alle retribuzioni da favola dei grandi manager pubblici. Anche solo facendo così si recuperano molti miliardi.

Queste risorse devono servire a riqualificare salari, stipendi, pensioni, a sviluppare un piano di occupazione pubblica, con posti di lavoro sicuri, che serva a rimediare al dissesto idrogeologico del territorio e a sviluppare i servizi sociali, garantendone accessibilità e gratuità per tutte e tutti. Nessun taglio, ma nuove risorse per sanità istruzione, servizi sociali ed assistenziali e trasporti.

Le aziende che i padroni chiudono o delocalizzano vanno nazionalizzate e rimesse in funzione con il controllo delle lavoratrici e dei lavoratori. Imponiamo la riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario per creare nuova occupazione, l’introduzione di un salario minimo intercategoriale a 1500 euro e di un salario sociale per le/i disoccupate/i di 1000 euro, il ripristino delle pensioni all’80% degli ultimi salari percepiti.
Battiamoci contro gli sfratti, per un intervento sulla vergogna delle case sfitte, per un piano organico che garantisca il diritto all’abitare per tutti quelli che ne hanno bisogno.

E infine tutti insieme dobbiamo essere a fianco dei movimenti migranti che lottano per la libera circolazione delle persone, per il diritto all’asilo, contro la politica dei respingimenti, per l’abrogazione della Bossi-Fini senza tornare alla Turco-Napolitano, per la chiusura dei centri di detenzione, l’abolizione degli accordi di Schengen e delle convenzioni di Dublino. E’ fondamentale la dimensione internazionale della lotta contro l’austerità e l’avanzata del fascismo e del razzismo, il coordinamento con tutte le forze anticapitaliste e i movimenti che si stanno muovendo in Europa su questo terreno.